analisi di Edoardo Macalle’
Ultimi Commenti sul Mibtel a cura di Edoardo Macalle’
Responsabile Scelte d’Investimento in NIKKAIA Strategie www.nikkaiastrategie.com
Direttore Area Investimenti – ASSOCONSULENZA - www.assoconsulenza.eu
Giovedi’ 10 aprile
Che nel brevissimo si stia picchiando in testa non v’è più dubbio, ormai, ma che tutto ciò possa portar, da subito, particolari danni parrebbe una speranza che solo i fuoriusciti anzitempo possono aver ragione di coltivare: il mercato non sale, ma tornerà a farlo (forse già domani…), seppur con ambizioni modeste. Di scendere, però, ancor non se ne parla e forse non se ne parlerà per tutta settimana prossima. La figura grafica odierna, con quell’apertura e chiusura tanto vicine l’una all’altra, a dispetto di minimi sensibilmente profondi, lascia sperare, infatti, che già domani il mercato possa riprendere quel segno positivo che ormai manca da tre giorni. Tre giorni con chiusura negativa, certo, ma che non hanno prodotto alcunché di drammatico: anche questo è un segno dei tempi che… stanno probabilmente cambiando. Tre sedute negative consecutive, negli scorsi mesi, avrebbero prodotto veri sconquassi! Non c’è motivo per illudersi, ma è indubbio che finalmente si comincia a perdere più tempo che spazio. Se Einstein aveva ragione (come noi supponiamo…) il prodotto dei due fattori non cambia, rispetto al passato, ma almeno si fa sentir meno sulla pelle di chi opera e quest’ultimo può cominciar a guardare al futuro senza, necessariamente, imitar l’oca. Il MACD, nel frattempo, perde sempre più velocità, ma si mantiene ancor sopra la linea dello zero e questo è un ulteriore elemento di conforto. Certo che se quel che noi v’abbiamo mostrato a pag.8 fosse un grafico settimanale e non giornaliero, beh… noi avremmo maggiori motivi per essere ottimisti. Non siamo pessimisti, al momento, ma essere ottimisti è parola così grossa che proprio non ci sentiamo di condividere.
Mercoledi’ 9 aprile
La seduta odierna è servita solo a portar un po’ più in alto il cuore (massimo a 25683p), ma non a gettarlo definitivamente oltre l’ostacolo. Un ostacolo che resta sempre lo stesso, ormai da giorni: il massimo contenuto nel rettangolo di Bradley del 8-9 marzo. Il MACD, intanto, perde velocità, ma lascia ancor credere che nei prossimi giorni si possa finalmente avere una chiusura oltre tale soglia. Poi?… Poi si vedrà.
Martedi’ 8 aprile
A dispetto della variazione percentuale leggermente negativa, si può tranquillamente dire che il mercato, oggi, è… salito. Ben più di quanto fatto ieri, quando apertura e chiusura erano sostanzialmente identici (come dire, insomma, che… s’era saliti a mercati chiusi), oggi il mercato può dirsi acquistato. Non s’è segnato nuovi massimi, è vero, ma si segneranno. Anche perché l’evento atteso, la violazione al rialzo della linea dello zero da parte dell’indicatore MACD, s’è finalmente concretato e proprio nella seduta odierna: era dallo scorso settembre che s’attendeva! Ci si era provato anche in ottobre, ma il tentativo era subito abortito: l’attuale, invece, parrebbe destinato a maggior fortuna. Non conviene, tuttavia, illudersi oltre il dovuto: è vero, il quadro tecnico non è mai stato così positivo negli ultimi sei mesi ed il movimento al rialzo in corso non sembrerebbe ancor prossimo ad esaurirsi, ma il quadro d’insieme non consente certo di credere, sin d’ora, a qualcosa che possa durare a lungo. Una volta che il ciclo di breve prenderà a mostrare il fiatone, sarà ben difficile lasciare ad altri il testimone. Ed un ciclo di breve non può certo prendersi tutti gli altri sulle spalle (ed in particolare i più pesanti!) e portarli alla meta come se niente fosse. Vedremo un po’ quel che accadrà nei prossimi giorni: crolli repentini sono da escludersi, ma gli obiettivi non sono poi così alti come i più sarebbero portati a sperare. Noi l’abbiamo detto più volte e torniamo a ripeterlo ancora: sarebbe bene accontentarsi, in questa fase, di raggiungere area 26mila punti e poi difendere, arretrando lentamente, il terreno conquistato. Avremo occasione di riparlarne, a cominciar da venerdì prossimo, quando andremo a tracciare il nuovo rettangolo di Bradley: focalizzato sul 7 aprile, terremo conto dei massimi e dei minimi segnati tra il 3 e l’11 di questo mese. Alla luce di quant’accaduto sin qui c’è da pensare ad un’altezza invero modesta, ma nelle prossime tre sedute dovremmo essere in grado di alzarla. Poi… poi, come sempre, si vedrà.
Lunedi’ 7 aprile
Come da attese, il 7 aprile ci porta oltre il massimo del rettangolo di Bradley segnato a cavallo del 8-9 marzo. Meglio così, perché a breve dovremo tracciar un altro rettangolo (a cavallo della seduta odierna) e quello precedente perderà d’importanza col trascorre delle giornate. Nei fatti, rispetto a quanto scritto venerdì scorso, non è cambiato nulla: il mercato ha ancor spazio e tempo per salire (anche se sempre meno spazio e sempre meno tempo…) e quindi è più che lecito credere che possa salire anche domani. Non è lecito, invece, abbassare la guardia: il fatto che il MACD fatichi a varcare al rialzo la propria linea dello zero attesta l’importanza dell’evento e quando un evento si rivela tanto importante (e lo è sul serio!) è difficile che lo stesso possa esaurirsi in poche battute. Detto altrimenti: una volta superata la linea dello zero (sempre che si superi…), dovremmo assistere ad una lunga fase di “amoreggiamento” con la stessa. Una fase del tutto necessaria (quando partirà) per smaltire senza colpo ferire quanto sin qui ottenuto: che non sarà molto, certo, ma che può essere utile più avanti quando si tornerà a piegare verso il basso. Perché si tornerà a piegare, vedrete. Poche illusioni: il percorso è lungo, ben impostato al momento, ma lungo. E nel lungo ci sta che si possa tornare a perdere qualcosa. O forse anche più… Speriamo che sia solo qualcosa. Mm…
Venerdi’ 4 aprile
“Non avendo già superato il massimo del rettangolo di Bradley (come accaduto, invece, sullo S&P500 a pag.6), siamo portati a credere che si possa salire ancora nei prossimi giorni. La cosa, tra l’altro, è ampiamente giustificata dallo stesso oscillatore MACD (barre rosse) che ha ampliato, e non poco, la forbice che lo separa dalla propria media mobile (linea nera). A dispetto, dunque, delle nostre barre che (a pag. 7) cominciano a mostrar qualche difficoltà proprio su base giornaliera, il MACD parrebbe giustificare nuove possibili accelerazioni. Noi speriamo vivamente che le stesse non vadano comunque a colmare il gap apertosi lo scorso gennaio. Come dire, insomma, che l’augurio che noi ci facciamo (e, di necessità, facciamo a tutti voi) è che Piazza Affari si fermi tra i 26 e i 26500 punti. E poi?… E poi che non accada più nulla per tre mesi, o quasi! Troppi eh?… Lo pensiamo anche noi, ma sperar non costa nulla, giusto?… Un giorno, poi, vi spiegheremo anche perché quella sarebbe per noi la migliore delle soluzioni possibili. Ma tanto lo sappiamo già: non sarà così! Ci vorrebbe il genietto della lampada, ma anche quello deve essersi perso nella calca di chi scappava via.”E’ tutto quel che noi s’è scritto mercoledì scorso e potremmo anche finir qui il nostro pezzo perché non ci sarebbe null’altro da aggiungere. Lunedì però sarà il 7 aprile e, come già detto più volte, si tratta di una delle quattro date di rilievo che il siderografo di Bradley individua nel trimestre in corso (tra l’altro, una di queste quattro, quella del 7 giugno è una delle tre date di rilievo “assoluto” che il siderografo sottopone alla nostra attenzione): pensare che il 7 aprile, o qualche seduta dopo, si possa finalmente varcare al rialzo la soglia più elevata individuata dal rettangolo di Bradley (costruito attorno al 8-9 marzo) non è per nulla sbagliato. La cosa si giustifica e per inerzia del ciclo di breve (che è ancor positivo: barra verde) e per quel che il MACD mostra in questa fase (siamo ancor sotto la linea dello zero, ma mai stati così vicini alla stessa, negli ultimi mesi, come in questo momento). Non ci resta che attendere l’evento, convinti che il ciclo di brevissimo possa sì disturbare l’evento, ma non impedirlo. Poi?… poi si vedrà. Abbiamo tempo per manifestar le nostre idee a tal proposito. Abbiamo tempo e non abbiamo alcuna fretta d’esporle: il rischio figuracce, infatti, è subito dietro l’angolo…
Giovedi’ 3 aprile
La seduta odierna non porta alcuna novità grafica: lo stesso massimo odierno è sostanzialmente uguale a quello già segnato ieri. Proprio per questo possiamo permetterci d’analizzare l’oscillatore MACD, così da fornirvi alcune previsioni che paiono accompagnate da una buona dose di probabilità di successo. Evidentissima, anzitutto, la divergenza “positiva” che è venuta costruendosi in questi ultimi tre mesi: ad un minimo del mercato (quello del 20 marzo, quando s’è disegnata la figura di morning star) non corrisponde un minimo d’oscillatore (su quest’ultimo, infatti, il minimo è stato segnato il 24 gennaio). Si tratta di una “non correlazione” che, di solito, ha connotati fortemente rialzisti. Sposata alla morning star: 1+1=3… per intenderci. Non solo: l’oscillatore MACD è ormai molto prossimo alla propria linea dello zero e, rispetto all’ultima volta che ci si è avvicinati tanto (eravamo al 28 febbraio), parrebbe disporre dell’impulso decisivo per violarla al rialzo. Potrebbe anche esser questo l’evento legato al 7 aprile (prossima data del siderografo di Bradley). Vedremo. Di certo è che tutto lascia sperare in un ulteriore allungo verso l’alto che dovrebbe manifestarsi già nel corso della prossima settimana. Vedremo.
Mercoledi’ 2 aprile
Non avendo già superato il massimo del rettangolo di Bradley (come accaduto, invece, sullo S&P500 a pag.6), siamo portati a credere che si possa salire ancora nei prossimi giorni. La cosa, tra l’altro, è ampiamente giustificata dallo stesso oscillatore MACD (barre rosse) che ha ampliato, e non poco, la forbice che lo separa dalla propria media mobile (linea nera). A dispetto, dunque, delle nostre barre che cominciano a mostrar qualche difficoltà proprio su base giornaliera, il MACD parrebbe giustificare nuove possibili accelerazioni. Noi speriamo vivamente che le stesse non vadano comunque a colmare il gap apertosi lo scorso gennaio. Come dire, insomma, che l’augurio che noi ci facciamo (e, di necessità, facciamo a tutti voi) è che Piazza Affari si fermi tra i 26 e i 26500 punti. E poi?… E poi che non accada più nulla per tre mesi, o quasi! Troppi eh?… Lo pensiamo anche noi, ma sperar non costa nulla, giusto?… Un giorno, poi, vi spiegheremo anche perché quella sarebbe per noi la migliore delle soluzioni possibili. Ma tanto lo sappiamo già: non sarà così! Ci vorrebbe il genietto della lampada, ma anche quello deve essersi perso nella calca di chi scappava via.
Martedi 1 aprile
Si diceva ieri: “Vi sono ancor margini per salire. L’obiettivo è il superamento del rettangolo di Bradley: un obiettivo non impossibile da raggiungersi. Decisivi saranno, però, i prossimi giorni.”L’apertura del mese conforta quest’ultima tesi più di quanto possa scaldare i nostri cuori. La battutaccia sarebbe anche troppo facile: “In fondo, quant’accaduto è il classico pesce d’aprile. Suvvia s’è scherzato!”. Noi non lo crediamo, ma non crediamo nemmeno che sia iniziata la cavalcata delle valchirie: quant’accaduto è stato utile e lo sarà ancor più avanti. C’è ancor tempo per salire e c’è ancor spazio per farlo. Quel che, invece, manca del tutto è la classica tranquillità che permetterebbe, finalmente, di credere, e con convinzione, ad un mercato che scende ininterrottamente da dieci mesi, ormai. Dieci mesi, tuttavia, sono tanti, troppi, ed è proprio il percorso di medio che potrebbe imprimere una svolta alla situazione in corso: niente d’eccezionale, intendiamoci, ma già il riuscire a contrastare un percorso di lungo che volge decisamente al ribasso (perché il mese è anche questo…) sarebbe un successo di non poco conto. Oggi va così e andrà così ancor per qualche tempo (prossima settimana dovremmo saperne di più), ma non ci si deve illudere: una tregua servirebbe a leccarsi le ferite e a guardar più avanti con minore pessimismo. L’ottimismo? A data da destinarsi. Arriverà anche quello, certo, ma non prima della prossima estate (e forse anche oltre). Ma è presto per questo genere di discorsi: oggi si sale, si sale con decisione e con motivi tecnici che giustificano ampiamente la salita. Domani?… Beh… non fosse martedì, saremmo qui a dir cose più entusiasmanti. Domani vedremo, ma vedremo soprattutto venerdì dove saremo arrivati: il massimo odierno non dovrebbe essere il massimo settimanale, anche se quest’ultimo non dovrebbe essere granché lontano dagli attuali livelli. Speriamo di raggiungerlo venerdì sera. Altro non servirebbe.
Lunedi’ 31 marzo
La seduta odierna porta ben poco in termini di punti, ma moltissimo in immagine grafica. La candela bianca odierna ed il MACD ancor al rialzo spingono a credere, con maggior convinzione, che vi sono ancor margini per salire. Non molti, intendiamoci, ma quanti basterebbero per allontanarci dalle soglie più critiche e con quelle dalla sfiducia e dalla paura che sono il vero motore immobile dell’attuale situazione. L’obiettivo (perché oggi non è certo possibile sperare granché oltre…) è il superamento del rettangolo di Bradley: un obiettivo non impossibile da raggiungersi. Decisivi saranno i prossimi giorni. Vedremo.
Venerdi’ 28 marzo
La seduta odierna è certamente utile perché consente di tagliare il traguardo settimanale all’interno del rettangolo di Bradley, ma nei fatti non ci fornisce alcun’informazione ulteriore su quel che potrebbe accadere nei prossimi giorni. Noi siamo abbastanza fiduciosi, almeno sul futuro più immediato (sino al 7 aprile), ma molto meno certi su quel che potrebbe accader dopo. In effetti, ci attendiamo ancora buone cose, ma sarà meglio muoversi coi piedi di piombo: cominciamo a vedere prima quel che accade settimana prossima e poi quel che accadrà nel prossimo mese. Quindi?… quindi ci penseremo. Che fretta c’è?… Tanto di qui noi non ci spostiamo.
Giovedi 27 marzo
“Su, lineari”…quasi che il mercato ci abbia ascoltato. Non c’è alcun motivo per entusiasmarsi (siamo ben lontani da quel che potrebbe portare vera positività a Piazza Affari!), ma forse sta per arrivare il momento in cui non ve ne saranno più, di validi, per deprimersi. Non sappiamo (e quando mai potremmo?…) se i minimi toccati la scorsa settimana sono proprio quelli da cui il mercato potrà ripartire, ma sappiamo (e l’abbiamo già detto martedì) che gli stessi sono minimi importanti, destinati a segnar positivamente l’evoluzione dei corsi nelle prossime sedute: non moltissime (un punto critico si trova a cavallo del 7 aprile), ma sufficienti, forse, per allontanarci dal baratro ed aprirci orizzonti meno bui degli attuali. Nessun’illusione, ovvio: siamo persi in mare aperto, senza bussola e senza fari. Ma la nebbia, almeno, parrebbe diradarsi. Confidiamo molto nel passaggio di mese. Decisamente meno in quello di trimestre. Avremo però occasione di riparlarne.
Mercoledi 26 marzo
Una seduta che nulla aggiunge, ma neanche toglie a quel che già si sapeva: il rettangolo di Bradley se ne resta, lì, ieratico, a mirar l’inutile affannarsi umano degli operatori di Piazza Affari, ma non caccia certo l’urlo in gola a chi l’aveva emesso solo ieri. La figura odierna è una “doji”, figura d’incertezza estrema che non permette alcuna previsione che possa dirsi facile, …anche se quelle barre dell’oscillatore MACD (a 8 periodi), che piegano leggermente verso l’alto, consentono di sperare (seppur timidamente!) in un ulteriore allungo, verso l’alto, nel corso dei prossimi giorni. Nulla di più, certo, ma neanche nulla di meno… e già questa è una buona notizia. Del tutto inutile, allora, zavorrare di parole quel che non ne ha proprio bisogno. Su, lineari.
Martedi25 marzo
Prima seduta di primavera: non c’è male. Fossero così anche le altre!… D’altra parte, persa la madre di tutte le battaglie, come sempre accade(va) ai minatori inglesi quando (dopo centinaia di giorni di vano sciopero!) rientra(va)no in miniera annunciati dalla banda del sindacato, anche il nostro mercato s’è messo in pompa magna per raccogliere gli applausi (ma di chi?… sono ancor tutti in montagna!): persa la madre di tutte le battaglie, in fondo (avrà pensato…), non s’è ancor persa però la guerra. Oddio, sa un po’ d’infinita questa guerra… Quando mai, infatti, si concluderà? Non presto: questo, ormai, è sicuro. Non sappiamo ancora cosa sia quel che è partito oggi, ma sappiamo che le probabilità per cui, da qui, possa nascere qualcosa di veramente importante sono poco più che nulle. Intendiamoci subito: la figura che è andata costruendosi nelle ultime tre sedute (una “morning star” che poggia su due gap: uno al ribasso e l’altro al rialzo) non è certo di poco conto ed apre la strada ad un recupero che potrebbe rivelarsi invero convincente. Tuttavia, non è dall’attuale “qui ed ora” che si potrà sperare in una cavalcata delle valchirie, anche se proprio la cavalcata potrebbe essere quel che meglio placherebbe l’ansia dei più. Diciamo che “il qui” potrebbe anche starci (il minimo di giovedì scorso, infatti, dovrebbe esser proprio quel che tutti cercavano), ma è “l’ora” che non ci sta proprio: quel che s’avvia, sempre che s’avvii, è probabilmente un movimento di medio periodo, destinato dunque a durare forse alcuni mesi, ma destinato anche a cozzare contro un percorso di lungo periodo che ha ormai consolidato verso il basso la propria direzione (e che non par proprio destinato a rovesciare, del tutto, la stessa in tempi brevi). Quel che potrebbe seguirne, allora, è un movimento impulsivo al rialzo di buona forza (un percorso di medio è comunque un percorso forte: molto più forte di tutti i tentativi settimanali abortiti negli ultimi mesi), ma incapace a durar nel tempo quanto basta per vincere le soglie più critiche. E di soglie critiche, lungo il percorso, ve ne sono oggi parecchie. Troppe. Ad ogni buon conto: proprio questo parrebbe il percorso destinato a condurci verso i 30mila punti. Con la precisazione, però, che “verso” non è “a”. E, soprattutto, che fin quando non avremo superato al rialzo l’intero rettangolo di Bradley non si potrà dir molto di più. Sui tempi? Il rettangolo dovremmo superarlo (se lo supereremo…) entro il 7 aprile, ma non dipenderà da noi (che forza non n’abbiamo un granché), quanto da quel che accadrà sullo S&P500. Sarà forse un caso che è lì, in terza pagina, ormai da alcuni mesi?… Noi non lo crediamo proprio.
Giovedi 20 marzo
Se attendevamo una risposta, dalla settimana in corso, che fosse in un qualche modo legata a quant’accaduto durante i giorni del siderografo (8-9 marzo +/-4gg), beh… possiamo dire d’averla avuta: ovviamente, non è stata confortante. Almeno per quel che riguarda il mercato italiano, perché su quello americano, ed in particolare sullo S&P500, le cose sono andate, almeno sin qui, diversamente: non che stiano andando “bene”, ci mancherebbe, ma almeno non vanno “male”! E questa è già una notizia. Se vogliamo, poi, anche buona. Il nostro mercato, invece, è ormai “perso” (si muove, infatti, abbondantemente sotto i minimi segnati nel “quadrilatero” di Bradley) e sperare, oggi, che il trimestre possa chiudersi diversamente non ha alcun senso. Si stende il più classico dei voli pietosi, si riporta la palla al centro e si provvederà, domani, a tutte le simulazioni del caso. Simulazioni che (lo sappiamo già…) non potranno che confermare la prima delle nostre previsioni: nessun’inversione di tendenza, degna di tal nome, per tutto il primo semestre 2008. Il problema, però, resta il dettaglio di quel che potrebbe accadere nei prossimi tre mesi e per far questo le simulazioni sono più che necessarie. Lo S&P500, invece, non è affatto perso! Con tutto il “vomitar di notizie” che si sono avute in questi ultimi tre mesi, non ci si sarebbe certo attesi che, oggi, zio Sam fosse ben oltre i minimi di gennaio. Non sappiamo quanto questo possa durare, ma se solo ci si riuscisse a portare oltre i 1350 punti, potremmo esser qui, nei prossimi mesi, a raccontar cose diverse. Almeno sul mercato americano, perché il nostro, ormai, “è perso”. O “ha perso”. Cosa?… La madre di tutte le battaglie.
Martedi 18 marzo
Avevamo scritto giusto ieri: “Tutti i mercati hanno rotto al ribasso le soglie individuate con il siderografo: siamo, insomma, nella stessa condizione in cui c’eravamo trovati il 4 gennaio.” Affermazione vera solo in parte, perché se è giusto sostenere che “tutti i mercati hanno rotto al ribasso le soglie individuate con il siderografo”, non è invece corretto sostenere che “siamo nella stessa condizione in cui c’eravamo trovati il 4 gennaio”. Ovviamente, quando noi si parla di “tutti i mercati”, in realtà facciamo riferimento ai soli principali, quelli che a noi interessano di più. E tra questi ultimi ce n’è uno, il più importante tra tutti, lo S&P500, che ieri ha rotto, sì, le proprie “soglie individuate col siderografo”, ma le ha poi recuperate prima di chiudere i battenti. Come dir insomma che, nel caso specifico, non siamo nelle stesse condizioni in cui c’eravamo trovati lo scorso 4 gennaio. Potrebbero anche rivelarsi questioni di lana caprina, ma tecnicamente c’è una gran bella differenza tra perforare un supporto e violarlo definitivamente. Spesso, infatti, i supporti o le resistenze vengono superati dal mercato solo per saggiarne la solidità, talvolta anche per fornire un falso segnale. Alla luce di quant’accaduto oggi, si potrebbe pensare a quel che è accaduto ieri sullo S&P500 come un falso segnale, con il corollario che un falso segnale produce, sempre o quasi, risultati di segno del tutto opposto a quel che ci si sarebbe attesi in un primo momento. Fosse venerdì potremmo anche crederci con maggior convinzione, ma essendo solo martedì e, soprattutto, non avendo ancor nessun appiglio concreto cui aggrapparci, per poterlo credere, preferiamo continuare a pensare che il quadro sia compromesso. Poi se il nostro mercato (che non è lo S&P500!) saprà recuperare e mantenere (!) in chiusura di settimana area 24500p, beh… allora un pensierino potremmo anche farlo. A cosa?… al fatto che la tendenza da mantenersi sino al 7 aprile (giorno più, giorno meno) sia una tendenza al rialzo. Ma non illudetevi… potreste rimanerci male.
Lunedi’ 17 marzo
La banca d’affari americana Bear Stearns (quarta per importanza negli Stati Uniti!), nel fine settimana ha gettato la spugna: sarà comprata da altri per un pugno di lenticchie. Lo chiamano “salvataggio”: sarà… Nel frattempo, Greenspann dice che questa è la crisi peggiore che gli Stati Uniti abbiano vissuto dopo la seconda guerra mondiale: sarà… Adesso si dice che stia per saltare anche un’altra grande banca d’affari americana: sarà… Possiamo andare aventi con i “sarà”, tanto oggi vale tutto. Noi ne buttiamo lì uno cui pochi (o nessuno?), tra voi, hanno pensato: le Generali non hanno i soldi per pagare le nostre assicurazioni vita… (se facciamo anche noi quel che hanno fatto i clienti della banca americana di cui sopra: ritirare ognuno i propri soldi). Sarà?… No, no… non sarà: è certo! Andiamo avanti: dove avete i vostri soldi?… In banca: bravi… E adesso: immaginate che domani le televisioni mostrino una fila di persone davanti alle filiali UNICREDITO… Non ci credete: aspettate… E poi pensate se la vostra banca è più solida dell’Unicredito: se non lo è (e non lo è di certo perché UNICREDITO è la più importante tra tutte)… siete a rischio anche voi. Potremmo andare avanti così perché è così che si crea l’effetto contagio: non c’è nessuna banca italiana che abbia i capitali a sufficienza per rimborsare tutti i propri clienti. Percentualmente n’avranno più di quanti n’hanno banche americane e svizzere, ma non abbastanza, credeteci… Come si risolve il problema: come l’Argentina. Nessuno paga più niente a nessuno. Sarà?… Sarà, sarà, credeteci… Già, ma quando? Forse domani, ma non è probabile. Forse tra una settimana?… Mm… Tra un mese?… Sei?… Un anno?… due?… fate un po’ voi: tanto non conta. Personalmente noi s’è sempre creduto che lo scenario appena descritto sia proprio quel che ci attende dopo il 2010 (anno più, anno meno). Non crediamo, però, che il mondo sia già pronto per subirlo. Diremmo di più: crediamo proprio che la paura si trasformi in panico e che il panico si possa trasformare in opportunità da cogliere. Siamo già al panico?… Non crediamo: domani staremo certamente peggio e sino alla fine del mese non c’è da attendersi nulla di diverso. Tutti i mercati hanno rotto al ribasso le soglie individuate con il siderografo: siamo, insomma, nella stessa condizione in cui c’eravamo trovati il 4 gennaio. Quel che è accaduto dopo lo sapete, dunque non serve illudersi: i supporti non esistono quando tutti vendono, ma quando i più comprano! Quando tutti vendono esistono le resistenze e i… gap. Teoricamente questo è il terzo su base settimanale, ma sarà bene considerare solo gli ultimi due, quelli da noi tracciati sul grafico e attendersene un… terzo. Che altro?… Nulla: che altro ancora?…
Venerdi’ 14 marzo
Altro che “alito di vento”… Quel che s’è abbattuto oggi sui mercati azionari del mondo è stato un vero e proprio tifone! Quando tutto, infatti, pareva muoversi al meglio (alle 14.30 il nostro mercato guadagnava oltre un punto percentuale), ecco che da, oltre oceano, una banca di non poco conto annunciava un buco nella propria cassa di proporzioni galattiche (o quasi). Nel giro di qualche minuto s’è perso quasi tre punti percentuali per poi recuperarne uno solo nel finale di seduta. Annunci di questo tipo, cui seguono pronte smentite d’interpretazioni faziose, servono soprattutto a chi li dà e non certo a chi li ascolta. Il titolo della banca in questione, infatti, ha perso il 50% in tre minuti e saremmo davvero curiosi di sapere (tanto non lo sapremo mai…) chi avesse in mano opzioni put sullo stesso, in quel momento: non ci stupiremmo se fosse proprio l’amministratore delegato di cui sopra (o chi per esso)… Ma tant’è e così va il mondo. Anche perché, al mondo, forse frega poco di quel che accade a quella o all’altra banca, ma frega invece di quel che accade allo S&P500. Casualmente. E casualmente lo S&P500 ha perso in soli tre minuti il 3%. Come tutti, insomma. Ancor una volta, però, il supporto a 1270p ha retto e questo, per tutti, è la sola cosa che conta. Almeno “per ora”. Perché il problema è “fin quando”. Forse già stasera, infatti, potremmo essere costretti a dir cose ben diverse (che il supporto, ad esempio, non c’è più…). Le soglie da tenere presente sono comunque quelle che abbiamo tracciato sui due grafici (tanto su quello dello S&P500, quanto su quello dell’indice MIBTEL): quando, e se, usciremo dal quadrilatero tracciato, al rialzo o al ribasso, probabilmente sapremo. D’altra parte, cosa possiamo sapere noi di quel che si nasconde nella pancia della balena? Già Mastro Geppetto e Pinocchio, …ma si deve esser davvero Pinocchi dal naso molto lungo se, solo una settimana fa, lo stesso amministratore delegato di prima s’era prodigato nel diffondere un comunicato in cui annunciava che la sua banca non aveva il benché minimo problema di liquidità. Nessuno chiede la verità, ovvio, ma perché annunciar la stessa a mercati aperti e non il sabato o la domenica? Questioni di lana caprina, certo: quel che conta è lo S&P500 ed è solo questo che tutti guardano oggi. A cominciare dal pilota automatico (ma funzionano i piloti automatici nel bel mezzo di una tempesta?… boh?!) che un occhio al siderografo deve averlo dato anche lui, se tutto quel che sta accadendo, avviene nel bel mezzo di un periodo cruciale (e se l’annuncio del buco di cassa si fosse dato in ritardo proprio per evitare l’8 e 9 marzo?… mah?!… ai posteri l’ardua sentenza).
Giovedi 13 marzo
Speranza vana quella da noi manifestata ieri: aperto in gap al ribasso ci si è spinti, infatti, ben sotto ai minimi precedenti. Tutto da rifare, allora?… Non proprio. Il minimo odierno (23999p) è la nuova soglia che dovremo monitorare, ma fortunatamente si mantiene all’interno del range temporale che c’eravamo dati (il 13 marzo) e quindi non ci complica particolarmente la vita. E’ difficile, invece, che noi si possa avere una risposta prospettica positiva già domani (che era quel che noi si sperava), mentre è assolutamente possibile (ma non per questo “decisamente probabile”) che se ne possa avere una negativa fin da lunedì. Il quadro, infatti, è ora molto semplice: il minimo odierno, 23999p, dovrebbe fare da spartiacque verso il male (il condizionale è ancora d’obbligo perché non possiamo escludere che questa sia proprio una di quelle volte in cui il siderografo ha bisogno di +/-7 giorni, anziché +/- 4 giorni, e quindi il minimo potrebbe esser quello, eventuale, di domani: ma nel caso sarebbe sempre lunedì che potremmo avere una risposta, a dire il vero, più che… scontata), il massimo della scorsa settimana, 25569p, invece, dovrebbe far da spartiacque verso il bene (fatta salva sempre la possibilità di un miracolo che ci porti già domani oltre il livello ora indicato). Inutile avanzare sin d’ora una qualsiasi previsione. Anche perché il siderografo da noi usato mostra grand’affidabilità sull’indice S&P500 e quest’ultimo, incredibile ma vero, s’è sempre mantenuto (anche oggi) sopra i minimi segnati ad inizio di settimana: la chiusura odierna di tale indice (ore 21.00 in Italia, causa ora legale americana), insomma, sarà una buon’indicazione per quel che potremo attenderci domani (al momento l’indice perde poco più dello 0.25%). La figura grafica costruita dal nostro mercato ha potenzialità rialziste, ma sarà bene non illudersi. Basta un alito di vento…
Mercoledi’ 12 marzo
La variazione percentuale di chiusura è da “nulla al quadrato”, ma la seduta ha un suo duplice rilievo: a) anzitutto, s’è aperto sui massimi, s’è chiuso quasi sui minimi e… questo non è mai un buon segno; b) fortunatamente non ci si è spinti granché oltre, né da una parte né dall’altra, così che possiamo sperare che le soglie da tenere in seria considerazione siano solo quelle contenute nel quadrato tracciato sul grafico. Il quadrato (ne trovate uno analogo sul grafico dello S&P500) ha come bordo inferiore il livello minimo toccato il 10 marzo, a 24255p, e come bordo superiore il livello massimo toccato il 5 marzo, a 25569p. Giacché il siderografo indica due date, l’8 ed il 9 marzo, e le stesse debbono essere assunte con un margine d’errore di +/-4 giorni, siamo obbligati a prendere come sedute di rilievo tutte quelle comprese tra il (8-4=) 4 marzo ed il (9+4=) 13 marzo. Sperando che questa non sia una di quelle poche volte in cui il margine d’errore è di +/- 7 giorni! In quest’ultimo caso saremo costretti ad attendere il 16 marzo per poter dire qualcosa. La speranza, dunque, è che domani non si vada a far nulla di particolare, né verso l’alto, né verso il basso, rimandando eventualmente ogni risposta alle sedute successive. O ancor meglio, rispetto alle soglie tracciate, che si dia una risposta già venerdì sera: sarebbe una risposta da prender con le pinze, ma giacché il 16 è domenica, già in apertura di settimana prossima avremmo una risposta definitiva. Dovessimo esulare da quanto indicato dal siderografo, l’esito sarebbe probabilmente nefasto: la violazione del minimo di gennaio, infatti, dovrebbe teoricamente aprire la strada ad un nuovo impulso al ribasso, confortato anche dall’oscillatore MACD che su base giornaliera, al momento, non promette proprio nulla di buono (così come il colore delle barre, esclusa ovviamente quella di brevissimo). Dovrebbe… dovrebbe… ma non è detto che le risposte più scontate siano proprio quelle che poi fornisce il mercato. E comunque: se s’è atteso sin qui, possiamo attendere ancor qualche giorno per saperne di più. E poi, quel minimo di COMIT (in prossima pagina) dovrà pur avere una sua valenza, giusto?…
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Lunedi 10 marzo
Una volta segnati nuovi minimi (rispetto a quelli segnati in gennaio), si può anche pensare che, quanto scritto nelle stelle, oggi possa dirsi scritto anche nei fatti. Nessuno di noi potrebbe dir che questi minimi sono “i minimi” da cui ripartire, ma erano ormai troppi giorni che ci si era convinti della necessità di segnarne di nuovi perché noi si possa essere scontenti di quant’avvenuto: era semplicemente quel che s’attendeva e quel che s’attendeva è poi accaduto.Tutto qui. Valenza? Al momento nessuna: dovremo attendere mercoledì, sperando di poter dire di più subito dopo. Anche perché, sino a quel giorno, potremo dir poco o nulla. Così è… anche se non vi pare.
Venerdi’ 7 marzo
Non è che ci sia molto da dire dopo quel che s’è detto per tutta la settimana: il quadro è questo e sarà anche peggio lunedì. D’altra parte i minimi di gennaio non sono stati ancor violati al ribasso… Quando lo saranno potremo cominciare a far di conto, per capire dove e quando ci si fermerà. Sempre che ci si fermi, perché al peggio non c’è limite. La frase è patentemente falsa perché al peggio si trova sempre un limite e lo si troverà anche questa volta, forse prima e forse più vicino a noi di quanto oggi i più sono portati a pensare. Qui sotto vi proponiamo il grafico dell’indice COMIT, il solo di lungo periodo che possa dirsi affidabile sul nostro mercato. Vediamo un po’ quel che accade nei prossimi due giorni (il grafico non incorpora quanto accaduto oggi, perché i dati del COMIT ci giungono molto più tardi, ma a naso non s’è ancor toccata la linea di supporto).
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Giovedi’ 6 marzo
Come s’immaginava: quella di ieri era solo “fuffa”! E adesso?… e adesso si dovrebbe tracollare. Paura?… Noi non tanto: quel che è atteso spaventa sempre meno di quel che è inaspettato. Il minimo di gennaio, insomma, e come già scrivevamo martedì, dovrebbe esser violato: d’altra parte, l’abbiamo sempre detto che a concludere il ribasso a noi mancava ancor un pezzetto! Facciamolo, lecchiamoci le ferite e pensiamo che (come dicono gli indiani) dietro alle nuvole ci sono sempre mille soli. A noi ne basterebbe uno, ma che arrivi per tempo. Ed il tempo non è ancor quello giusto. Mercoledì prossimo, forse, potremo dire quel che molti sperano che noi si dica.
Mercoledi 5 marzo
Quant’accaduto oggi sembrerebbe andare in direzione del tutto opposta a quel che c’eravamo attesi ieri. “Sembrerebbe”, però… e sarà bene mantenere un profilo basso perché, a dispetto di una variazione percentuale positiva di gran rilievo, in realtà, non s’è fatto proprio nulla. Certo, ci si è allontanati dal “destino cinico e baro”, ma tutto quel che si dovrebbe fare per dar un vero colpo d’ala ai corsi è ancor lì. Da farsi. Ed il quadro si mantiene critico come mai è stato nelle ultime settimane: l’indicatore ciclico è lì, a testimoniare che, per ora, s’è solo evitato il peggio e che per far meglio si dovrebbe mantenere ancor per qualche giorno il passo odierno. Non male sarebbe, eh?… La prudenza, insomma, è d’obbligo. Anche perché il siderografo ha dimostrato, in fine d’anno 2007, che non ci si deve lasciare andare a troppo facili emozioni che ci fanno vedere solo quel che noi andiamo cercando e non altro. Sappiamo che i livelli che s’è cominciato a segnare ieri (+/- 4 giorni dall’8 marzo), assumono gran rilievo. Per ora abbiamo certamente un minimo (quello di ieri), ma non sappiamo ancora se quello odierno possa esser considerato un massimo o semplicemente qualcosa d’intermedio: domani ne sapremo certamente di più.
Martedi’ 4 marzo
Al nulla sostituiamo il peggio ed al peggio, si sa, non c’è limite. Almeno per ora ed anche per domani. Poi?… Poi vedremo. D’altra parte domani è il 5 marzo e con il 5 marzo entriamo in zona siderografo, con tutto quel che ne consegue: il mercato segnerà certamente un nuovo minimo e poi cercheremo di capire quel che potrà capitare nei giorni successivi. La speranza, ma è sol questo per ora, è che le date del 8 e 9 marzo possano imprimere una svolta positiva destinata a durare sino alla prima settimana d’aprile. Nel frattempo si dovrà tornar a soffrire: il minimo, infatti, dovrebbe esser più profondo di quello avutosi in gennaio. Dovrebbe però anche esser quello conclusivo di questa fase: è sempre mancato un pezzetto al ribasso in corso ed è giunto il momento di farlo. Che piaccia o no: al mercato, infatti, non si comanda.
Lunedi’ 3 marzo
La seduta odierna rappresenta il nulla: resta un gap aperto sopra le nostre teste, ma di scarso rilievo perché comunque all’interno di un range in cui il mercato s’è mosso nelle scorse settimane (non ha senso, insomma, parlare di vuoto di contrattazioni nel caso). Si sarebbe potuto temere o sperare il peggio (secondo i punti di vista), ma s’è avuto solo il… nulla. Questo non significa, necessariamente, che domani non si potrà assistere ad altro, ma ad ogni buon conto sarebbe poco importante perché quel che conta sarà come ci avvicineremo alle giornate di sabato e domenica (sono proprio queste le due giornate che il siderografo ci segnala come giornate di rilievo). Giacché il siderografo è stato tarato sullo S&P500, abbiamo segnato su quello le soglie critiche che dovremo osservare nei prossimi giorni, ricordando però come prima di mercoledì 12 non si potrà dir nulla di decisivo. Vedremo domani se vi saranno novità a tal proposito.
Venerdi 29/2
La chiusura di settimana e di mese non è certo quel che si sarebbe potuto sperare ieri: “Tutta colpa dell’anno bisestile!”. Suvvia, non scherziamo. Anche perché il 2004 (il precedente anno bisestile), alla fin fine, non s’era rivelato un cattivo anno. E’ vero che, fino ad agosto, non ci fu regalato praticamente nulla, ma almeno, in soli quattro mesi, da settembre a dicembre, si riuscì ad ottenere un rendimento superiore al 15%. Chissà quanti firmerebbero, oggi, per ripetere una simile esperienza anche nel 2008, eh?… Nulla lo esclude, per ora, ma ben poco lo giustifica. Si sarebbe dovuto chiudere il mese oltre i 26mila punti per ottener la sufficienza, ma l’ultimo esame, proprio quello odierno, ha finito per rovesciare un voto che solo ieri sarebbe stato a tutti gradito. La chiusura, insomma, non è sufficiente, ma neanche così scarsa da far temere il peggio nei prossimi giorni. Una volta, quando ancor si davano i voti si sarebbe detta tra il 5 ed il 6, ma più prossima al 6 che non al 5. Speriamo, anche perché la prossima dovrebbe rivelarsi una settimana invero difficile. Nulla di inatteso, però: se guardate il “siderografo rovesciato”, infatti, potrete veder da voi come la pallina del tempo (il punto verde) stia per cominciare a scendere una china che non dovrebbe esaurirsi prima della seconda settimana di marzo. Non è dunque una china improvvisa quella che, oggi, ci si apre davanti. Il problema, forse, è che l’affrontiamo da una soglia più bassa del dovuto e che proprio per questo potrebbe far più “male” (nel senso del dolore fisico) di quel che sarebbe giusto avere in questa fase. E’ ben vero, poi, che al dolore potrebbe seguir la gioia (esagerando…), giacché il siderografo sul flesso di marzo prende a salire sino a raggiungere un massimo nella prima settimana d’aprile. Noi, tuttavia, saremmo un po’ cauti nel delineare sin d’ora uno scenario simile: non vorremmo, infatti, che il minimo di siderografo di marzo possa rappresentar ben altro che un minimo di rilievo del mercato (la lezione del 23 dicembre è proprio lì a dimostrarlo). Ma avremo tempo per riparlarne.
Giovedi’ 28/2
“Il grafico di giornata continua a far sincero schifo”. Dopo averlo detto più volte era giusto farvelo vedere (pag.6), questo benedetto grafico su base giornaliera. Anche perché, altrimenti, non si riuscirebbero a spiegar sedute come quell’odierna. Il grafico di giornata non dice proprio nulla di buono, seppur sia troppo presto per dir che prometta tempesta. Anche perché l’indicatore MACD, al momento, non autorizza in alcun modo cattivi pensieri. Diciamo, allora, che il quadro esprime una forte incertezza di fondo e che quest’ultima non parrebbe prossima ad esaurirsi con un movimento direzionale (al rialzo o al ribasso che sia) degno di tal nome. A tutto ciò, poi, dobbiamo aggiungere che domani sarà l’ultima seduta del mese e che è proprio su base mensile dove più soffre il nostro mercato. Non solo: il siderografo di Bradley c’invita a guardare con grand’attenzione a quel che potrebbe accadere tra l’8 e il 9 marzo. Dovessimo valutare solo il grafico giornaliero ed il siderografo di Bradley rovesciato (a pag.4) ci sarebbe ben poco da sperare nei prossimi giorni (il pallino verde individua il “qui ed ora”…), ma il grafico settimanale ha un aspetto ben diverso e lo stesso siderografo (rovesciato, N.d.R.) mostra un picco nella prima settimana d’aprile che non troverebbe motivi in quel che è mostrato a pag.6. Noi preferiamo attendere ancor una volta la chiusura di domani prima d’esprimerci con maggior compiutezza su quant’accaduto. Ma soprattutto su quanto ancor potrebbe accadere.
Mercoledi’ 27/2
Il grafico di giornata continua a fare “sincero schifo” (e la seduta odierna conferma ampiamente tale impressione), mentre quello settimanale (che è quello che vedete in pagina precedente, N.d.R.) è “invero interessante” e lascia sperare buone cose. Su base giornaliera la cosa più accattivante è certamente l’oscillatore MACD, che s’avvicina ad ampie falcate al terreno positivo (cosa che invece è ancor lontano dal fare su base settimanale). Il gap apertosi lo scorso gennaio è chiaramente il primo obiettivo da raggiungere e la cosa parrebbe oggi (finalmente!) probabile. Di più, però, non possiamo ancor dire. Possiamo solo attendere gli eventi. In particolare quelli di venerdì prossimo. Confidando che quanto auspicato all’inizio del mese (una chiusura di febbraio a cavallo dei 27mila punti) trovi poi conferme nei fatti.
Martedi’ 26/2
Giacché quel che noi ci si attendeva in settimana era “ben altro che un timido segnale di risveglio”, possiamo esser contenti di quant’accaduto sin qui: in due sedute s’è recuperato molto, ma soprattutto s’è rotto, almeno in parte, la gabbia in cui eravamo finiti. Intendiamoci subito: non è nostra intenzione foraggiar le speranze dei più, ma è indubbio che quant’accaduto oggi ha una valenza rialzista che non trova alcunché di paragonabile (e non stiamo esagerando…) negli ultimi mesi. Tutto bene, allora?… No, assolutamente, perché quel che s’è fatto sin qui è solo “aver chiuso bene il primo tempo”: non s’è ancor vinta la partita, figuriamoci il campionato! E fossimo pure a venerdì non saremmo comunque contenti: è ancor molto quel che dobbiamo tentar di fare nelle prossime tre sedute. Apparentemente, oggi, si potrebbe dir che s’è rientrati nel canale ribassista, ma è ancor presto per fare un’affermazione che troverebbe una sua logicità solo nel fine settimana. Che poi il canale sia solo un canale “ribassista”, beh… lo sappiamo noi per primi, ma sappiamo anche che, una volta recuperato definitivamente (quindi per alcune settimane dovremmo muoverci al suo interno), il mercato potrebbe finire con l’interpretare quant’accaduto in gennaio (violazione al ribasso del canale ed uscita dallo stesso) come un “falso segnale” e i falsi segnali, solitamente, hanno una sola conseguenza: che il mercato dovrebbe andare a far l’esatto contrario di quanto aveva iniziato, ma non concluso. Detto altrimenti: dovremmo attenderci sì un’uscita dal canale, ma la prossima volta al rialzo (quindi ben oltre i 30mila punti!). Sperando poi che sia la volta buona. Ad ogni modo: è ancor presto per fare questo tipo di discorsi. Guardiamo piuttosto a quel che ci darà il mercato nei prossimi tre giorni e poi ci avventureremo, se sarà il caso, a descrivere quel che potrebbe ancor accadere (e sul quale, proprio noi, s’era fondato le nostre ultime speranze).
Lunedi’ 25/2
Del tutto inutile aggiungere nuove parole a quel che s’era detto la scorsa volta. La sola cosa che, forse, rappresenta una novità (e sarebbe, nel caso, anche positiva) è il MACD settimanale: parrebbe proprio volerci provare ad invertire al rialzo la propria tendenza. Purtroppo, però, siamo solo a lunedì: fino a venerdì prossimo non potremo dir nulla di definitivo. E noi ci auguriamo ben altro che un timido segnale di risveglio.
Venerdi’ 22/2
L’ultima seduta di settimana non aggiunge proprio nulla a quanto già detto negli ultimi due giorni. Il quadro è molto semplice: ogni volta che ci avviciniamo al bordo inferiore del canale ribassista… ne siamo respinti. Sotto quest’aspetto, il quadro grafico su base settimanale non è per nulla preoccupante, ma l’indicatore MACD non giustifica ancor alcun entusiasmo. Su base giornaliera, invece, il quadro grafico fa invero… schifo (e lascia facilmente sospettare la possibilità di un nuovo minimo di rilievo), ma l’indicatore MACD, al contrario, parrebbe autorizzare buone speranze. Insomma, in un quadro simile, la sola cosa che emerge è l’incertezza. Un’incertezza che, tuttavia, dovrebbe trovare un proprio sbocco giusto nel corso della prossima settimana. In termini di probabilità, oggi, parrebbero esservi più motivi per credere che il mercato possa raggiungere area 27mila punti che non area 24mila, ma avanzare sin d’ora una previsione in tal senso ha ben poco significato: n’avrà molto di più da mercoledì prossimo. Anche perché, oramai, il tempo stringe.
Giovedi 21/2
Potremmo tranquillamente ripetere oggi quel che s’è scritto ieri perché nulla è cambiato se non, forse, l’ultima parte: quella dedicata al cavallo di Troia. Cominciamo a credere veramente che qualcuno possa venire a vederlo un po’ più da vicino e che, proprio per questo, possa dimenticarsi la porta aperta alle proprie spalle. Non lo sapremo certamente domani, anche se quel che accadrà domani sarà importante e lo sarà, soprattutto, se la settimana si chiuderà sui massimi della stessa (26200p) o, magari, anche un pochino oltre. Torniamo, infatti, a ripetere che, secondo noi, il quadro in corso è ben più solido di quel che i più sono portati oggi a credere e che non sono necessari sforzi straordinari, in questo mese, per fornire quel poco di positività che potrebbe esser sufficiente per compiere ben altra impresa nel mese successivo. Rispetto a quest’ultima possibilità, però, sin qui, non è ancor accaduto nulla: tanto nel bene (che è cosa sotto gli occhi di tutti) quanto nel male (che è cosa, invece, ben più oscura). Non è una gran notizia, certo, ma n’abbiamo lette di peggiori dall’inizio dell’anno.
Mercoledi’ 20/2
“Siamo alle solite: il mercato si propone di salire, ma quando s’avvicina troppo alla resistenza fa un po’ come Icaro e, sciogliendosi la cera che tiene insieme le piume, cade rovinosamente a terra. Oddio, rovinosamente… Questo è quant’accaduto nelle scorse settimane, ma in questa non v’è ancor nulla di tutto ciò. Siamo però solo a martedì e, come già ampiamente ricordato negli ultimi pezzi, sarà sempre e solo quel che accadrà venerdì prossimo a doverci interessare.”_ Non l’avessimo scritto ieri… Ancor una volta, il mercato mostra di non essere in grado di compiere l’impresa (impresa?… si fa per dire!): si avvicina al bordo inferiore del canale e poi torna sui suoi passi. E’ vero però che, rispetto a qualche settimana fa, questa non sembrerebbe proprio una fuga in mutande (modello esercito iracheno): si torna indietro, ma subito dopo ci si ripropone. E se a tutto ciò aggiungiamo che, nel mese di febbraio, non è così necessario far grandi cose (quelle, eventualmente, si dovranno fare in marzo), possiamo sempre sperare che, come nel gioco dei flussi e riflussi del mare, sono quasi sempre le dighe a doverne poi soffrire. Il problema è che Piazza Affari, oggi, non ha nulla del mare che inondò l’Olanda molti anni fa. Abbiamo, però, ancor tempo e, forse, un cavallo di Troia da lasciar sulla spiaggia: chissà che qualcuno dall’interno delle mura non pensi bene di venirlo a vedere più da vicino…
Martedi’ 19/2
Siamo alle solite: il mercato si propone di salire, ma quando s’avvicina troppo alla resistenza fa un po’ come Icaro e, sciogliendosi la cera che tiene insieme le piume, cade rovinosamente a terra. Oddio, rovinosamente… Questo è quant’accaduto nelle scorse settimane, ma in questa non v’è ancor nulla di tutto ciò. Siamo però solo a martedì e, come già ampiamente ricordato negli ultimi pezzi, sarà sempre e solo quel che accadrà venerdì prossimo a doverci interessare. Diciamo allora che il quadro parrebbe più solido di quanto si fosse potuto temere nello scorso mese, ma non ancor così solido e, soprattutto, impulsivo da provare un’impresa che noi per primi sappiamo essere particolarmente difficile, ma che ancor nulla c’impedisce di sperare. Molto si giocherà sulla chiusura del mese in corso e su quel gap che da gennaio è lì, aperto come una ferita, a ricordarci che le cose stanno ben male. In realtà, se cose importanti dovranno accadere, queste non potranno comunque realizzarsi prima del prossimo mese. Il MACD (8,E) su base settimanale accenna un recupero che sarebbe manna (su base giornaliera, invece, detto recupero parrebbe già in corso): se quella benedetta curva dovesse invertire al rialzo, probabilmente avremmo quel segnale importante che da troppo tempo stiamo aspettando. Anche se, poi, sarebbe solo quando la stessa dovesse varcare al rialzo la linea dello zero che s’avrebbe conferma di quel che noi si spera. Tempi lunghissimi, però, perché noi si possa dir qualcosa a tal proposito entro questo trimestre. Accontentiamoci, allora, di quel che abbiamo avuto sin qui: si tiene e ci si prova, chissà che… non ci si riesca pure. Venerdì, ovvio.
Venerdi 15/2
Ed invece, rimaniamo ancor una volta al palo! E’ vero che in corso di settimana si sarebbe potuto far di tutto e che il tutto sarebbe stato comunque nulla (perché di scarso rilievo in questa fase del trimestre), ma siamo alle solite: il coperchio che sta sopra le nostre teste non ha alcuna voglia di mollar la presa. In buona sostanza, sono passate quattro settimane e non abbiamo fatto un solo passo in avanti (anche se, sui singoli titoli si potrebbero dire cose anche diverse). E’ ben vero, però, che non se n’è fatto neanche uno all’indietro e che vi sarebbero stati più motivi per cadere in quest’ultimo evento che non nell’altro. Motivi di tipo fondamentale, anzitutto (perché nell’ultimo mese sono giunte solo cattive notizie dall’economia reale ed i diversi tagli dei tassi compiuti dalla FED sono, sì, una buona notizia, ma ne deve passar d’acqua sotto i ponti perché la stessa possa produrre un qualche risultato positivo sui dati societari), ma anche motivi tecnici: non possiamo dimenticare, infatti, come sulla zucca di Piazza Affari penda sempre, come una spada di Damocle, l’eventualità di un nuovo minimo su base mensile inferiore a quello di gennaio. Del tutto inutile far previsioni oggi su quel che potrebbe accadere nei prossimi giorni: come sempre, infatti, tutto quel che avverrà dovrà poi trovar conferme nell’ultima seduta di settimana. Il fatto che il gap sia rimasto aperto è sempre una buona notizia, ma non vorremmo fare come quelli che, per paura di sporcar casa propria con le scarpe intrise di fango, preferiscono aspettar fuori che le stesse si asciughino.
Giovedi’ 14/2
Basta dire una cosa un giorno che s’è subito smentiti in quello dopo. Avevamo scritto ieri: “il dato più confortante dell’intera settimana (almeno sin qui…) è da individuarsi in queste chiusure che si mantengono sui massimi di seduta e, comunque, ben lontane dai suoi minimi”. Per fortuna che avevamo aggiunto un preveggente “almeno sin qui” perché, oggi, è andata proprio come non si sarebbe dovuto: apertura sui massimi di giornata e chiusura sui… minimi. Non c’è alcun motivo per fasciarsi la testa perché quant’accaduto, in fondo, è un po’ quel che si poteva temere (siamo ancor lontani dall’aver trovato un giusto ritmo per salire con continuità), ma è del tutto evidente che sarebbe stato certamente meglio avvicinarsi ai 27mila punti anziché allontanarsene, in poche battute, come avvenuto dopo le 16.30. Nei fatti non cambia nulla (s’è giusto dove s’era ieri), ma prospetticamente non è un buon viatico per la chiusura di settimana. Vedremo, però, domani se potremo dir cose diverse. Auguriamocelo.
Mercoledi 13/2
Una giornata che da un lato s’avvantaggia dell’inerzia espressa ieri, ma che ci mette comunque del suo (in senso buono) perché l’apertura di seduta era stata tutt’altro che piacevole (-0.6%). Il dato più confortante dell’intera settimana (almeno sin qui…) è da individuarsi proprio in queste chiusure che si mantengono sui massimi di seduta e, comunque, ben lontane dai suoi minimi. Si potrebbe anche dir altro (nel senso che si respira certamente un’aria diversa da quel che si respirava solo due settimane fa), ma spingersi oltre questa semplice dichiarazione “ventilata” sarebbe un eccesso che, al momento, non c’è proprio consentito. D’altra parte non siamo ancor a venerdì e, soprattutto, siamo ancor lontani dalla fine del mese. Sappiamo che la stessa sarà prospetticamente importante, ma sappiamo anche che non è necessario far grandissime cose. La sola, che invero conterebbe, sarebbe la chiusura del gap con una forte candela bianca che lasci sperare in cose ancor più interessanti nelle settimane successive. Noi siamo qui: se qualcuno volesse accontentarci…
Martedi’ 12/2
Non vorremmo, proprio noi, smorzare gli entusiasmi dei più, ma sarà il caso di mantenere i piedi ben saldi a terra, senza lasciarsi andare a giudizi che potrebbero essere smentiti nel giro di qualche minuto. Quant’accaduto oggi è certamente nell’alveo di quel che si riteneva possibile (non si può dir che “il tempo per scendere è quasi agli sgoccioli” e, poi, …stupirsi di vedere il mercato salire). D’altra parte s’era anche detto che per far saltare il coperchio (da pentola a pressione!) ci sarebbe stato bisogno di un bollore un po’ fuori norma e quel che è accaduto sin qui nelle ultime settimane sembrerebbe proprio muoversi all’interno di questa prospettiva: dapprima una candela scura dalla lunga (e sinistra!) ombra, poi una candela bianca di buona misura, quindi una scura di misura ancor maggiore e poi una, ancor in costruzione, che potrebbe (dovesse finir la settimana come i più vorrebbero) anche mangiarsi del tutto la precedente scura (che a propria volta s’era mangiata la bianca della settimana ancor prima). Una cosa da mal di testa, insomma… Ecco perché sarà meglio star più attenti di quanto si fosse già fatto: il mercato è ormai una sequenza di trappole e contro trappole che finiscono per lasciarci sempre al palo. Non è detto che fin qui sia stata una cattiva notizia, ma potrebbe diventarlo se alla fine del mese si fosse sotto agli attuali livelli. Accontentiamoci, oggi. Poi, come sempre in questi giorni: “S’attende” _ “Ma Cosa?…” _ “Venerdì, ovvio”.
Lunedi 11/2
Nulla di nuovo sotto il sole. Il grafico, però, è abbastanza sincero: s’è chiusa la seduta giusto laddove s’era aperta. Come dire che… non è accaduto nulla o quasi. Intendiamoci: il mercato è sceso, ma non più di quel che si pensava potesse fare sin dal mattino. E questo è il bicchiere mezzo pieno. Quello mezzo vuoto, invece, ci ricorda che il mercato ha ormai dimenticato come si fa a salire. O meglio: forse lo sa benissimo, ma non è in questo momento che vuol mettere in pratica quel che ricorda. Nei fatti, si resta in attesa. In attesa che il mercato prima scenda (perché questa, oggi, è la via maestra) e poi salga (perché è questo quel che potrebbe più facilmente accadere), una volta esaurita del tutto la spinta al ribasso. Una spinta che dovrebbe condurre il mercato sotto i minimi di gennaio (24545p) e che i nostri sistemi vedono, persino, più vicini ai 23 che non ai 24 mila punti. Il problema è solo nel tempo: ve n’è sempre meno per far veramente male. Per questo siamo portati a credere che il peggio, se mai vi sarà, dovremmo vederlo giusto in questi giorni. Ancor una volta, insomma, “s’attende”. “Ma Cosa?…” _ “Venerdì, ovvio”.
Venerdi’ 8/2
Si vede proprio che al povero Prometeo competono imprese impossibili. Imprese che poi, quando riescono, portano in premio solo un’aquila che non smette di strappar pezzi di fegato (ma chi mai gliel’avrà fatto fare?…). Senza Prometeo, protettore (?) di tutti i “tecnici”, non ci sarebbe stato, però, neanche il fuoco per scaldare gli uomini. L’impresa, insomma, valse la pena. Ma tant’è: chi si ricorderà di lui un giorno? Ed il povero Prometeo, oggi, ha a che fare con un coperchio da pentola a pressione! Di quelli, cioè, che neanche il bollore riesce ad agitare… Bisogna esser bravi a reggere il caldo, altro che! Detto altrimenti: meglio non farsi illusioni. E’ ancor troppo presto. Il mercato, un po’ come Penelope, in una settimana scioglie quel che ha tessuto nella precedente e ci ripropone quello scenario (il peggiore tra tutti!) che in realtà non ci aveva mai abbandonato, come ben sa chi ha letto “Percorsi Campione (e non)” nelle scorse giornate: il minimo sin qui toccato dal mercato non parrebbe ancor l’ultimo dal quale ripartire! I percorsi di medio, infatti, ne hanno sempre indicato uno più prossimo ai 23 mila punti che non ai 24. D’altra parte, in tutte le ipotesi da noi avanzate sul possibile percorso di questo trimestre, s’era sempre posto come premessa il minimo di gennaio. Ma non perché, come qualcuno potrebbe temere, nel caso fosse violato ribasso lo scenario si farebbe ancor più negativo. Tutt’altro: se il minimo del trimestre, infatti, fosse più basso di quello sin qui battuto, le probabilità di successo dell’impresa, indicata ne I porti di Ulisse, si farebbero più ampie. La palla, però, sarebbe allora tutta del tempo che, nel caso, potrebbe anche finir per giocarci contro. Al momento, però, non è ancor così: il quadro grafico su base settimanale spinge certamente a temere il peggio nei prossimi giorni, ma i percorsi lasciano ampie possibilità di manovra al mercato almeno sino a tutta la prossima settimana (ovviamente il vostro pa