analisi di Edoardo Macalle’
Ultimi Commenti sul Mibtel a cura di Edoardo Macalle’
Responsabile Scelte d’Investimento in NIKKAIA Strategie www.nikkaiastrategie.com
Direttore Area Investimenti – ASSOCONSULENZA – www.assoconsulenza.eu
Giovedi’ 10 aprile
Che nel brevissimo si stia picchiando in testa non v’è più dubbio, ormai, ma che tutto ciò possa portar, da subito, particolari danni parrebbe una speranza che solo i fuoriusciti anzitempo possono aver ragione di coltivare: il mercato non sale, ma tornerà a farlo (forse già domani…), seppur con ambizioni modeste. Di scendere, però, ancor non se ne parla e forse non se ne parlerà per tutta settimana prossima. La figura grafica odierna, con quell’apertura e chiusura tanto vicine l’una all’altra, a dispetto di minimi sensibilmente profondi, lascia sperare, infatti, che già domani il mercato possa riprendere quel segno positivo che ormai manca da tre giorni. Tre giorni con chiusura negativa, certo, ma che non hanno prodotto alcunché di drammatico: anche questo è un segno dei tempi che… stanno probabilmente cambiando. Tre sedute negative consecutive, negli scorsi mesi, avrebbero prodotto veri sconquassi! Non c’è motivo per illudersi, ma è indubbio che finalmente si comincia a perdere più tempo che spazio. Se Einstein aveva ragione (come noi supponiamo…) il prodotto dei due fattori non cambia, rispetto al passato, ma almeno si fa sentir meno sulla pelle di chi opera e quest’ultimo può cominciar a guardare al futuro senza, necessariamente, imitar l’oca. Il MACD, nel frattempo, perde sempre più velocità, ma si mantiene ancor sopra la linea dello zero e questo è un ulteriore elemento di conforto. Certo che se quel che noi v’abbiamo mostrato a pag.8 fosse un grafico settimanale e non giornaliero, beh… noi avremmo maggiori motivi per essere ottimisti. Non siamo pessimisti, al momento, ma essere ottimisti è parola così grossa che proprio non ci sentiamo di condividere.
Mercoledi’ 9 aprile
La seduta odierna è servita solo a portar un po’ più in alto il cuore (massimo a 25683p), ma non a gettarlo definitivamente oltre l’ostacolo. Un ostacolo che resta sempre lo stesso, ormai da giorni: il massimo contenuto nel rettangolo di Bradley del 8-9 marzo. Il MACD, intanto, perde velocità, ma lascia ancor credere che nei prossimi giorni si possa finalmente avere una chiusura oltre tale soglia. Poi?… Poi si vedrà.
Martedi’ 8 aprile
A dispetto della variazione percentuale leggermente negativa, si può tranquillamente dire che il mercato, oggi, è… salito. Ben più di quanto fatto ieri, quando apertura e chiusura erano sostanzialmente identici (come dire, insomma, che… s’era saliti a mercati chiusi), oggi il mercato può dirsi acquistato. Non s’è segnato nuovi massimi, è vero, ma si segneranno. Anche perché l’evento atteso, la violazione al rialzo della linea dello zero da parte dell’indicatore MACD, s’è finalmente concretato e proprio nella seduta odierna: era dallo scorso settembre che s’attendeva! Ci si era provato anche in ottobre, ma il tentativo era subito abortito: l’attuale, invece, parrebbe destinato a maggior fortuna. Non conviene, tuttavia, illudersi oltre il dovuto: è vero, il quadro tecnico non è mai stato così positivo negli ultimi sei mesi ed il movimento al rialzo in corso non sembrerebbe ancor prossimo ad esaurirsi, ma il quadro d’insieme non consente certo di credere, sin d’ora, a qualcosa che possa durare a lungo. Una volta che il ciclo di breve prenderà a mostrare il fiatone, sarà ben difficile lasciare ad altri il testimone. Ed un ciclo di breve non può certo prendersi tutti gli altri sulle spalle (ed in particolare i più pesanti!) e portarli alla meta come se niente fosse. Vedremo un po’ quel che accadrà nei prossimi giorni: crolli repentini sono da escludersi, ma gli obiettivi non sono poi così alti come i più sarebbero portati a sperare. Noi l’abbiamo detto più volte e torniamo a ripeterlo ancora: sarebbe bene accontentarsi, in questa fase, di raggiungere area 26mila punti e poi difendere, arretrando lentamente, il terreno conquistato. Avremo occasione di riparlarne, a cominciar da venerdì prossimo, quando andremo a tracciare il nuovo rettangolo di Bradley: focalizzato sul 7 aprile, terremo conto dei massimi e dei minimi segnati tra il 3 e l’11 di questo mese. Alla luce di quant’accaduto sin qui c’è da pensare ad un’altezza invero modesta, ma nelle prossime tre sedute dovremmo essere in grado di alzarla. Poi… poi, come sempre, si vedrà.
Lunedi’ 7 aprile
Come da attese, il 7 aprile ci porta oltre il massimo del rettangolo di Bradley segnato a cavallo del 8-9 marzo. Meglio così, perché a breve dovremo tracciar un altro rettangolo (a cavallo della seduta odierna) e quello precedente perderà d’importanza col trascorre delle giornate. Nei fatti, rispetto a quanto scritto venerdì scorso, non è cambiato nulla: il mercato ha ancor spazio e tempo per salire (anche se sempre meno spazio e sempre meno tempo…) e quindi è più che lecito credere che possa salire anche domani. Non è lecito, invece, abbassare la guardia: il fatto che il MACD fatichi a varcare al rialzo la propria linea dello zero attesta l’importanza dell’evento e quando un evento si rivela tanto importante (e lo è sul serio!) è difficile che lo stesso possa esaurirsi in poche battute. Detto altrimenti: una volta superata la linea dello zero (sempre che si superi…), dovremmo assistere ad una lunga fase di “amoreggiamento” con la stessa. Una fase del tutto necessaria (quando partirà) per smaltire senza colpo ferire quanto sin qui ottenuto: che non sarà molto, certo, ma che può essere utile più avanti quando si tornerà a piegare verso il basso. Perché si tornerà a piegare, vedrete. Poche illusioni: il percorso è lungo, ben impostato al momento, ma lungo. E nel lungo ci sta che si possa tornare a perdere qualcosa. O forse anche più… Speriamo che sia solo qualcosa. Mm…
Venerdi’ 4 aprile
“Non avendo già superato il massimo del rettangolo di Bradley (come accaduto, invece, sullo S&P500 a pag.6), siamo portati a credere che si possa salire ancora nei prossimi giorni. La cosa, tra l’altro, è ampiamente giustificata dallo stesso oscillatore MACD (barre rosse) che ha ampliato, e non poco, la forbice che lo separa dalla propria media mobile (linea nera). A dispetto, dunque, delle nostre barre che (a pag. 7) cominciano a mostrar qualche difficoltà proprio su base giornaliera, il MACD parrebbe giustificare nuove possibili accelerazioni. Noi speriamo vivamente che le stesse non vadano comunque a colmare il gap apertosi lo scorso gennaio. Come dire, insomma, che l’augurio che noi ci facciamo (e, di necessità, facciamo a tutti voi) è che Piazza Affari si fermi tra i 26 e i 26500 punti. E poi?… E poi che non accada più nulla per tre mesi, o quasi! Troppi eh?… Lo pensiamo anche noi, ma sperar non costa nulla, giusto?… Un giorno, poi, vi spiegheremo anche perché quella sarebbe per noi la migliore delle soluzioni possibili. Ma tanto lo sappiamo già: non sarà così! Ci vorrebbe il genietto della lampada, ma anche quello deve essersi perso nella calca di chi scappava via.”E’ tutto quel che noi s’è scritto mercoledì scorso e potremmo anche finir qui il nostro pezzo perché non ci sarebbe null’altro da aggiungere. Lunedì però sarà il 7 aprile e, come già detto più volte, si tratta di una delle quattro date di rilievo che il siderografo di Bradley individua nel trimestre in corso (tra l’altro, una di queste quattro, quella del 7 giugno è una delle tre date di rilievo “assoluto” che il siderografo sottopone alla nostra attenzione): pensare che il 7 aprile, o qualche seduta dopo, si possa finalmente varcare al rialzo la soglia più elevata individuata dal rettangolo di Bradley (costruito attorno al 8-9 marzo) non è per nulla sbagliato. La cosa si giustifica e per inerzia del ciclo di breve (che è ancor positivo: barra verde) e per quel che il MACD mostra in questa fase (siamo ancor sotto la linea dello zero, ma mai stati così vicini alla stessa, negli ultimi mesi, come in questo momento). Non ci resta che attendere l’evento, convinti che il ciclo di brevissimo possa sì disturbare l’evento, ma non impedirlo. Poi?… poi si vedrà. Abbiamo tempo per manifestar le nostre idee a tal proposito. Abbiamo tempo e non abbiamo alcuna fretta d’esporle: il rischio figuracce, infatti, è subito dietro l’angolo…
Giovedi’ 3 aprile
La seduta odierna non porta alcuna novità grafica: lo stesso massimo odierno è sostanzialmente uguale a quello già segnato ieri. Proprio per questo possiamo permetterci d’analizzare l’oscillatore MACD, così da fornirvi alcune previsioni che paiono accompagnate da una buona dose di probabilità di successo. Evidentissima, anzitutto, la divergenza “positiva” che è venuta costruendosi in questi ultimi tre mesi: ad un minimo del mercato (quello del 20 marzo, quando s’è disegnata la figura di morning star) non corrisponde un minimo d’oscillatore (su quest’ultimo, infatti, il minimo è stato segnato il 24 gennaio). Si tratta di una “non correlazione” che, di solito, ha connotati fortemente rialzisti. Sposata alla morning star: 1+1=3… per intenderci. Non solo: l’oscillatore MACD è ormai molto prossimo alla propria linea dello zero e, rispetto all’ultima volta che ci si è avvicinati tanto (eravamo al 28 febbraio), parrebbe disporre dell’impulso decisivo per violarla al rialzo. Potrebbe anche esser questo l’evento legato al 7 aprile (prossima data del siderografo di Bradley). Vedremo. Di certo è che tutto lascia sperare in un ulteriore allungo verso l’alto che dovrebbe manifestarsi già nel corso della prossima settimana. Vedremo.
Mercoledi’ 2 aprile
Non avendo già superato il massimo del rettangolo di Bradley (come accaduto, invece, sullo S&P500 a pag.6), siamo portati a credere che si possa salire ancora nei prossimi giorni. La cosa, tra l’altro, è ampiamente giustificata dallo stesso oscillatore MACD (barre rosse) che ha ampliato, e non poco, la forbice che lo separa dalla propria media mobile (linea nera). A dispetto, dunque, delle nostre barre che cominciano a mostrar qualche difficoltà proprio su base giornaliera, il MACD parrebbe giustificare nuove possibili accelerazioni. Noi speriamo vivamente che le stesse non vadano comunque a colmare il gap apertosi lo scorso gennaio. Come dire, insomma, che l’augurio che noi ci facciamo (e, di necessità, facciamo a tutti voi) è che Piazza Affari si fermi tra i 26 e i 26500 punti. E poi?… E poi che non accada più nulla per tre mesi, o quasi! Troppi eh?… Lo pensiamo anche noi, ma sperar non costa nulla, giusto?… Un giorno, poi, vi spiegheremo anche perché quella sarebbe per noi la migliore delle soluzioni possibili. Ma tanto lo sappiamo già: non sarà così! Ci vorrebbe il genietto della lampada, ma anche quello deve essersi perso nella calca di chi scappava via.
Martedi 1 aprile
Si diceva ieri: “Vi sono ancor margini per salire. L’obiettivo è il superamento del rettangolo di Bradley: un obiettivo non impossibile da raggiungersi. Decisivi saranno, però, i prossimi giorni.”L’apertura del mese conforta quest’ultima tesi più di quanto possa scaldare i nostri cuori. La battutaccia sarebbe anche troppo facile: “In fondo, quant’accaduto è il classico pesce d’aprile. Suvvia s’è scherzato!”. Noi non lo crediamo, ma non crediamo nemmeno che sia iniziata la cavalcata delle valchirie: quant’accaduto è stato utile e lo sarà ancor più avanti. C’è ancor tempo per salire e c’è ancor spazio per farlo. Quel che, invece, manca del tutto è la classica tranquillità che permetterebbe, finalmente, di credere, e con convinzione, ad un mercato che scende ininterrottamente da dieci mesi, ormai. Dieci mesi, tuttavia, sono tanti, troppi, ed è proprio il percorso di medio che potrebbe imprimere una svolta alla situazione in corso: niente d’eccezionale, intendiamoci, ma già il riuscire a contrastare un percorso di lungo che volge decisamente al ribasso (perché il mese è anche questo…) sarebbe un successo di non poco conto. Oggi va così e andrà così ancor per qualche tempo (prossima settimana dovremmo saperne di più), ma non ci si deve illudere: una tregua servirebbe a leccarsi le ferite e a guardar più avanti con minore pessimismo. L’ottimismo? A data da destinarsi. Arriverà anche quello, certo, ma non prima della prossima estate (e forse anche oltre). Ma è presto per questo genere di discorsi: oggi si sale, si sale con decisione e con motivi tecnici che giustificano ampiamente la salita. Domani?… Beh… non fosse martedì, saremmo qui a dir cose più entusiasmanti. Domani vedremo, ma vedremo soprattutto venerdì dove saremo arrivati: il massimo odierno non dovrebbe essere il massimo settimanale, anche se quest’ultimo non dovrebbe essere granché lontano dagli attuali livelli. Speriamo di raggiungerlo venerdì sera. Altro non servirebbe.
Lunedi’ 31 marzo
La seduta odierna porta ben poco in termini di punti, ma moltissimo in immagine grafica. La candela bianca odierna ed il MACD ancor al rialzo spingono a credere, con maggior convinzione, che vi sono ancor margini per salire. Non molti, intendiamoci, ma quanti basterebbero per allontanarci dalle soglie più critiche e con quelle dalla sfiducia e dalla paura che sono il vero motore immobile dell’attuale situazione. L’obiettivo (perché oggi non è certo possibile sperare granché oltre…) è il superamento del rettangolo di Bradley: un obiettivo non impossibile da raggiungersi. Decisivi saranno i prossimi giorni. Vedremo.
Venerdi’ 28 marzo
La seduta odierna è certamente utile perché consente di tagliare il traguardo settimanale all’interno del rettangolo di Bradley, ma nei fatti non ci fornisce alcun’informazione ulteriore su quel che potrebbe accadere nei prossimi giorni. Noi siamo abbastanza fiduciosi, almeno sul futuro più immediato (sino al 7 aprile), ma molto meno certi su quel che potrebbe accader dopo. In effetti, ci attendiamo ancora buone cose, ma sarà meglio muoversi coi piedi di piombo: cominciamo a vedere prima quel che accade settimana prossima e poi quel che accadrà nel prossimo mese. Quindi?… quindi ci penseremo. Che fretta c’è?… Tanto di qui noi non ci spostiamo.
Giovedi 27 marzo
“Su, lineari”…quasi che il mercato ci abbia ascoltato. Non c’è alcun motivo per entusiasmarsi (siamo ben lontani da quel che potrebbe portare vera positività a Piazza Affari!), ma forse sta per arrivare il momento in cui non ve ne saranno più, di validi, per deprimersi. Non sappiamo (e quando mai potremmo?…) se i minimi toccati la scorsa settimana sono proprio quelli da cui il mercato potrà ripartire, ma sappiamo (e l’abbiamo già detto martedì) che gli stessi sono minimi importanti, destinati a segnar positivamente l’evoluzione dei corsi nelle prossime sedute: non moltissime (un punto critico si trova a cavallo del 7 aprile), ma sufficienti, forse, per allontanarci dal baratro ed aprirci orizzonti meno bui degli attuali. Nessun’illusione, ovvio: siamo persi in mare aperto, senza bussola e senza fari. Ma la nebbia, almeno, parrebbe diradarsi. Confidiamo molto nel passaggio di mese. Decisamente meno in quello di trimestre. Avremo però occasione di riparlarne.
Mercoledi 26 marzo
Una seduta che nulla aggiunge, ma neanche toglie a quel che già si sapeva: il rettangolo di Bradley se ne resta, lì, ieratico, a mirar l’inutile affannarsi umano degli operatori di Piazza Affari, ma non caccia certo l’urlo in gola a chi l’aveva emesso solo ieri. La figura odierna è una “doji”, figura d’incertezza estrema che non permette alcuna previsione che possa dirsi facile, …anche se quelle barre dell’oscillatore MACD (a 8 periodi), che piegano leggermente verso l’alto, consentono di sperare (seppur timidamente!) in un ulteriore allungo, verso l’alto, nel corso dei prossimi giorni. Nulla di più, certo, ma neanche nulla di meno… e già questa è una buona notizia. Del tutto inutile, allora, zavorrare di parole quel che non ne ha proprio bisogno. Su, lineari.
Martedi25 marzo
Prima seduta di primavera: non c’è male. Fossero così anche le altre!… D’altra parte, persa la madre di tutte le battaglie, come sempre accade(va) ai minatori inglesi quando (dopo centinaia di giorni di vano sciopero!) rientra(va)no in miniera annunciati dalla banda del sindacato, anche il nostro mercato s’è messo in pompa magna per raccogliere gli applausi (ma di chi?… sono ancor tutti in montagna!): persa la madre di tutte le battaglie, in fondo (avrà pensato…), non s’è ancor persa però la guerra. Oddio, sa un po’ d’infinita questa guerra… Quando mai, infatti, si concluderà? Non presto: questo, ormai, è sicuro. Non sappiamo ancora cosa sia quel che è partito oggi, ma sappiamo che le probabilità per cui, da qui, possa nascere qualcosa di veramente importante sono poco più che nulle. Intendiamoci subito: la figura che è andata costruendosi nelle ultime tre sedute (una “morning star” che poggia su due gap: uno al ribasso e l’altro al rialzo) non è certo di poco conto ed apre la strada ad un recupero che potrebbe rivelarsi invero convincente. Tuttavia, non è dall’attuale “qui ed ora” che si potrà sperare in una cavalcata delle valchirie, anche se proprio la cavalcata potrebbe essere quel che meglio placherebbe l’ansia dei più. Diciamo che “il qui” potrebbe anche starci (il minimo di giovedì scorso, infatti, dovrebbe esser proprio quel che tutti cercavano), ma è “l’ora” che non ci sta proprio: quel che s’avvia, sempre che s’avvii, è probabilmente un movimento di medio periodo, destinato dunque a durare forse alcuni mesi, ma destinato anche a cozzare contro un percorso di lungo periodo che ha ormai consolidato verso il basso la propria direzione (e che non par proprio destinato a rovesciare, del tutto, la stessa in tempi brevi). Quel che potrebbe seguirne, allora, è un movimento impulsivo al rialzo di buona forza (un percorso di medio è comunque un percorso forte: molto più forte di tutti i tentativi settimanali abortiti negli ultimi mesi), ma incapace a durar nel tempo quanto basta per vincere le soglie più critiche. E di soglie critiche, lungo il percorso, ve ne sono oggi parecchie. Troppe. Ad ogni buon conto: proprio questo parrebbe il percorso destinato a condurci verso i 30mila punti. Con la precisazione, però, che “verso” non è “a”. E, soprattutto, che fin quando non avremo superato al rialzo l’intero rettangolo di Bradley non si potrà dir molto di più. Sui tempi? Il rettangolo dovremmo superarlo (se lo supereremo…) entro il 7 aprile, ma non dipenderà da noi (che forza non n’abbiamo un granché), quanto da quel che accadrà sullo S&P500. Sarà forse un caso che è lì, in terza pagina, ormai da alcuni mesi?… Noi non lo crediamo proprio.
Giovedi 20 marzo
Se attendevamo una risposta, dalla settimana in corso, che fosse in un qualche modo legata a quant’accaduto durante i giorni del siderografo (8-9 marzo +/-4gg), beh… possiamo dire d’averla avuta: ovviamente, non è stata confortante. Almeno per quel che riguarda il mercato italiano, perché su quello americano, ed in particolare sullo S&P500, le cose sono andate, almeno sin qui, diversamente: non che stiano andando “bene”, ci mancherebbe, ma almeno non vanno “male”! E questa è già una notizia. Se vogliamo, poi, anche buona. Il nostro mercato, invece, è ormai “perso” (si muove, infatti, abbondantemente sotto i minimi segnati nel “quadrilatero” di Bradley) e sperare, oggi, che il trimestre possa chiudersi diversamente non ha alcun senso. Si stende il più classico dei voli pietosi, si riporta la palla al centro e si provvederà, domani, a tutte le simulazioni del caso. Simulazioni che (lo sappiamo già…) non potranno che confermare la prima delle nostre previsioni: nessun’inversione di tendenza, degna di tal nome, per tutto il primo semestre 2008. Il problema, però, resta il dettaglio di quel che potrebbe accadere nei prossimi tre mesi e per far questo le simulazioni sono più che necessarie. Lo S&P500, invece, non è affatto perso! Con tutto il “vomitar di notizie” che si sono avute in questi ultimi tre mesi, non ci si sarebbe certo attesi che, oggi, zio Sam fosse ben oltre i minimi di gennaio. Non sappiamo quanto questo possa durare, ma se solo ci si riuscisse a portare oltre i 1350 punti, potremmo esser qui, nei prossimi mesi, a raccontar cose diverse. Almeno sul mercato americano, perché il nostro, ormai, “è perso”. O “ha perso”. Cosa?… La madre di tutte le battaglie.
Martedi 18 marzo
Avevamo scritto giusto ieri: “Tutti i mercati hanno rotto al ribasso le soglie individuate con il siderografo: siamo, insomma, nella stessa condizione in cui c’eravamo trovati il 4 gennaio.” Affermazione vera solo in parte, perché se è giusto sostenere che “tutti i mercati hanno rotto al ribasso le soglie individuate con il siderografo”, non è invece corretto sostenere che “siamo nella stessa condizione in cui c’eravamo trovati il 4 gennaio”. Ovviamente, quando noi si parla di “tutti i mercati”, in realtà facciamo riferimento ai soli principali, quelli che a noi interessano di più. E tra questi ultimi ce n’è uno, il più importante tra tutti, lo S&P500, che ieri ha rotto, sì, le proprie “soglie individuate col siderografo”, ma le ha poi recuperate prima di chiudere i battenti. Come dir insomma che, nel caso specifico, non siamo nelle stesse condizioni in cui c’eravamo trovati lo scorso 4 gennaio. Potrebbero anche rivelarsi questioni di lana caprina, ma tecnicamente c’è una gran bella differenza tra perforare un supporto e violarlo definitivamente. Spesso, infatti, i supporti o le resistenze vengono superati dal mercato solo per saggiarne la solidità, talvolta anche per fornire un falso segnale. Alla luce di quant’accaduto oggi, si potrebbe pensare a quel che è accaduto ieri sullo S&P500 come un falso segnale, con il corollario che un falso segnale produce, sempre o quasi, risultati di segno del tutto opposto a quel che ci si sarebbe attesi in un primo momento. Fosse venerdì potremmo anche crederci con maggior convinzione, ma essendo solo martedì e, soprattutto, non avendo ancor nessun appiglio concreto cui aggrapparci, per poterlo credere, preferiamo continuare a pensare che il quadro sia compromesso. Poi se il nostro mercato (che non è lo S&P500!) saprà recuperare e mantenere (!) in chiusura di settimana area 24500p, beh… allora un pensierino potremmo anche farlo. A cosa?… al fatto che la tendenza da mantenersi sino al 7 aprile (giorno più, giorno meno) sia una tendenza al rialzo. Ma non illudetevi… potreste rimanerci male.
Lunedi’ 17 marzo
La banca d’affari americana Bear Stearns (quarta per importanza negli Stati Uniti!), nel fine settimana ha gettato la spugna: sarà comprata da altri per un pugno di lenticchie. Lo chiamano “salvataggio”: sarà… Nel frattempo, Greenspann dice che questa è la crisi peggiore che gli Stati Uniti abbiano vissuto dopo la seconda guerra mondiale: sarà… Adesso si dice che stia per saltare anche un’altra grande banca d’affari americana: sarà… Possiamo andare aventi con i “sarà”, tanto oggi vale tutto. Noi ne buttiamo lì uno cui pochi (o nessuno?), tra voi, hanno pensato: le Generali non hanno i soldi per pagare le nostre assicurazioni vita… (se facciamo anche noi quel che hanno fatto i clienti della banca americana di cui sopra: ritirare ognuno i propri soldi). Sarà?… No, no… non sarà: è certo! Andiamo avanti: dove avete i vostri soldi?… In banca: bravi… E adesso: immaginate che domani le televisioni mostrino una fila di persone davanti alle filiali UNICREDITO… Non ci credete: aspettate… E poi pensate se la vostra banca è più solida dell’Unicredito: se non lo è (e non lo è di certo perché UNICREDITO è la più importante tra tutte)… siete a rischio anche voi. Potremmo andare avanti così perché è così che si crea l’effetto contagio: non c’è nessuna banca italiana che abbia i capitali a sufficienza per rimborsare tutti i propri clienti. Percentualmente n’avranno più di quanti n’hanno banche americane e svizzere, ma non abbastanza, credeteci… Come si risolve il problema: come l’Argentina. Nessuno paga più niente a nessuno. Sarà?… Sarà, sarà, credeteci… Già, ma quando? Forse domani, ma non è probabile. Forse tra una settimana?… Mm… Tra un mese?… Sei?… Un anno?… due?… fate un po’ voi: tanto non conta. Personalmente noi s’è sempre creduto che lo scenario appena descritto sia proprio quel che ci attende dopo il 2010 (anno più, anno meno). Non crediamo, però, che il mondo sia già pronto per subirlo. Diremmo di più: crediamo proprio che la paura si trasformi in panico e che il panico si possa trasformare in opportunità da cogliere. Siamo già al panico?… Non crediamo: domani staremo certamente peggio e sino alla fine del mese non c’è da attendersi nulla di diverso. Tutti i mercati hanno rotto al ribasso le soglie individuate con il siderografo: siamo, insomma, nella stessa condizione in cui c’eravamo trovati il 4 gennaio. Quel che è accaduto dopo lo sapete, dunque non serve illudersi: i supporti non esistono quando tutti vendono, ma quando i più comprano! Quando tutti vendono esistono le resistenze e i… gap. Teoricamente questo è il terzo su base settimanale, ma sarà bene considerare solo gli ultimi due, quelli da noi tracciati sul grafico e attendersene un… terzo. Che altro?… Nulla: che altro ancora?…
Venerdi’ 14 marzo
Altro che “alito di vento”… Quel che s’è abbattuto oggi sui mercati azionari del mondo è stato un vero e proprio tifone! Quando tutto, infatti, pareva muoversi al meglio (alle 14.30 il nostro mercato guadagnava oltre un punto percentuale), ecco che da, oltre oceano, una banca di non poco conto annunciava un buco nella propria cassa di proporzioni galattiche (o quasi). Nel giro di qualche minuto s’è perso quasi tre punti percentuali per poi recuperarne uno solo nel finale di seduta. Annunci di questo tipo, cui seguono pronte smentite d’interpretazioni faziose, servono soprattutto a chi li dà e non certo a chi li ascolta. Il titolo della banca in questione, infatti, ha perso il 50% in tre minuti e saremmo davvero curiosi di sapere (tanto non lo sapremo mai…) chi avesse in mano opzioni put sullo stesso, in quel momento: non ci stupiremmo se fosse proprio l’amministratore delegato di cui sopra (o chi per esso)… Ma tant’è e così va il mondo. Anche perché, al mondo, forse frega poco di quel che accade a quella o all’altra banca, ma frega invece di quel che accade allo S&P500. Casualmente. E casualmente lo S&P500 ha perso in soli tre minuti il 3%. Come tutti, insomma. Ancor una volta, però, il supporto a 1270p ha retto e questo, per tutti, è la sola cosa che conta. Almeno “per ora”. Perché il problema è “fin quando”. Forse già stasera, infatti, potremmo essere costretti a dir cose ben diverse (che il supporto, ad esempio, non c’è più…). Le soglie da tenere presente sono comunque quelle che abbiamo tracciato sui due grafici (tanto su quello dello S&P500, quanto su quello dell’indice MIBTEL): quando, e se, usciremo dal quadrilatero tracciato, al rialzo o al ribasso, probabilmente sapremo. D’altra parte, cosa possiamo sapere noi di quel che si nasconde nella pancia della balena? Già Mastro Geppetto e Pinocchio, …ma si deve esser davvero Pinocchi dal naso molto lungo se, solo una settimana fa, lo stesso amministratore delegato di prima s’era prodigato nel diffondere un comunicato in cui annunciava che la sua banca non aveva il benché minimo problema di liquidità. Nessuno chiede la verità, ovvio, ma perché annunciar la stessa a mercati aperti e non il sabato o la domenica? Questioni di lana caprina, certo: quel che conta è lo S&P500 ed è solo questo che tutti guardano oggi. A cominciare dal pilota automatico (ma funzionano i piloti automatici nel bel mezzo di una tempesta?… boh?!) che un occhio al siderografo deve averlo dato anche lui, se tutto quel che sta accadendo, avviene nel bel mezzo di un periodo cruciale (e se l’annuncio del buco di cassa si fosse dato in ritardo proprio per evitare l’8 e 9 marzo?… mah?!… ai posteri l’ardua sentenza).
Giovedi 13 marzo
Speranza vana quella da noi manifestata ieri: aperto in gap al ribasso ci si è spinti, infatti, ben sotto ai minimi precedenti. Tutto da rifare, allora?… Non proprio. Il minimo odierno (23999p) è la nuova soglia che dovremo monitorare, ma fortunatamente si mantiene all’interno del range temporale che c’eravamo dati (il 13 marzo) e quindi non ci complica particolarmente la vita. E’ difficile, invece, che noi si possa avere una risposta prospettica positiva già domani (che era quel che noi si sperava), mentre è assolutamente possibile (ma non per questo “decisamente probabile”) che se ne possa avere una negativa fin da lunedì. Il quadro, infatti, è ora molto semplice: il minimo odierno, 23999p, dovrebbe fare da spartiacque verso il male (il condizionale è ancora d’obbligo perché non possiamo escludere che questa sia proprio una di quelle volte in cui il siderografo ha bisogno di +/-7 giorni, anziché +/- 4 giorni, e quindi il minimo potrebbe esser quello, eventuale, di domani: ma nel caso sarebbe sempre lunedì che potremmo avere una risposta, a dire il vero, più che… scontata), il massimo della scorsa settimana, 25569p, invece, dovrebbe far da spartiacque verso il bene (fatta salva sempre la possibilità di un miracolo che ci porti già domani oltre il livello ora indicato). Inutile avanzare sin d’ora una qualsiasi previsione. Anche perché il siderografo da noi usato mostra grand’affidabilità sull’indice S&P500 e quest’ultimo, incredibile ma vero, s’è sempre mantenuto (anche oggi) sopra i minimi segnati ad inizio di settimana: la chiusura odierna di tale indice (ore 21.00 in Italia, causa ora legale americana), insomma, sarà una buon’indicazione per quel che potremo attenderci domani (al momento l’indice perde poco più dello 0.25%). La figura grafica costruita dal nostro mercato ha potenzialità rialziste, ma sarà bene non illudersi. Basta un alito di vento…
Mercoledi’ 12 marzo
La variazione percentuale di chiusura è da “nulla al quadrato”, ma la seduta ha un suo duplice rilievo: a) anzitutto, s’è aperto sui massimi, s’è chiuso quasi sui minimi e… questo non è mai un buon segno; b) fortunatamente non ci si è spinti granché oltre, né da una parte né dall’altra, così che possiamo sperare che le soglie da tenere in seria considerazione siano solo quelle contenute nel quadrato tracciato sul grafico. Il quadrato (ne trovate uno analogo sul grafico dello S&P500) ha come bordo inferiore il livello minimo toccato il 10 marzo, a 24255p, e come bordo superiore il livello massimo toccato il 5 marzo, a 25569p. Giacché il siderografo indica due date, l’8 ed il 9 marzo, e le stesse debbono essere assunte con un margine d’errore di +/-4 giorni, siamo obbligati a prendere come sedute di rilievo tutte quelle comprese tra il (8-4=) 4 marzo ed il (9+4=) 13 marzo. Sperando che questa non sia una di quelle poche volte in cui il margine d’errore è di +/- 7 giorni! In quest’ultimo caso saremo costretti ad attendere il 16 marzo per poter dire qualcosa. La speranza, dunque, è che domani non si vada a far nulla di particolare, né verso l’alto, né verso il basso, rimandando eventualmente ogni risposta alle sedute successive. O ancor meglio, rispetto alle soglie tracciate, che si dia una risposta già venerdì sera: sarebbe una risposta da prender con le pinze, ma giacché il 16 è domenica, già in apertura di settimana prossima avremmo una risposta definitiva. Dovessimo esulare da quanto indicato dal siderografo, l’esito sarebbe probabilmente nefasto: la violazione del minimo di gennaio, infatti, dovrebbe teoricamente aprire la strada ad un nuovo impulso al ribasso, confortato anche dall’oscillatore MACD che su base giornaliera, al momento, non promette proprio nulla di buono (così come il colore delle barre, esclusa ovviamente quella di brevissimo). Dovrebbe… dovrebbe… ma non è detto che le risposte più scontate siano proprio quelle che poi fornisce il mercato. E comunque: se s’è atteso sin qui, possiamo attendere ancor qualche giorno per saperne di più. E poi, quel minimo di COMIT (in prossima pagina) dovrà pur avere una sua valenza, giusto?…
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Lunedi 10 marzo
Una volta segnati nuovi minimi (rispetto a quelli segnati in gennaio), si può anche pensare che, quanto scritto nelle stelle, oggi possa dirsi scritto anche nei fatti. Nessuno di noi potrebbe dir che questi minimi sono “i minimi” da cui ripartire, ma erano ormai troppi giorni che ci si era convinti della necessità di segnarne di nuovi perché noi si possa essere scontenti di quant’avvenuto: era semplicemente quel che s’attendeva e quel che s’attendeva è poi accaduto.Tutto qui. Valenza? Al momento nessuna: dovremo attendere mercoledì, sperando di poter dire di più subito dopo. Anche perché, sino a quel giorno, potremo dir poco o nulla. Così è… anche se non vi pare.
Venerdi’ 7 marzo
Non è che ci sia molto da dire dopo quel che s’è detto per tutta la settimana: il quadro è questo e sarà anche peggio lunedì. D’altra parte i minimi di gennaio non sono stati ancor violati al ribasso… Quando lo saranno potremo cominciare a far di conto, per capire dove e quando ci si fermerà. Sempre che ci si fermi, perché al peggio non c’è limite. La frase è patentemente falsa perché al peggio si trova sempre un limite e lo si troverà anche questa volta, forse prima e forse più vicino a noi di quanto oggi i più sono portati a pensare. Qui sotto vi proponiamo il grafico dell’indice COMIT, il solo di lungo periodo che possa dirsi affidabile sul nostro mercato. Vediamo un po’ quel che accade nei prossimi due giorni (il grafico non incorpora quanto accaduto oggi, perché i dati del COMIT ci giungono molto più tardi, ma a naso non s’è ancor toccata la linea di supporto).
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Giovedi’ 6 marzo
Come s’immaginava: quella di ieri era solo “fuffa”! E adesso?… e adesso si dovrebbe tracollare. Paura?… Noi non tanto: quel che è atteso spaventa sempre meno di quel che è inaspettato. Il minimo di gennaio, insomma, e come già scrivevamo martedì, dovrebbe esser violato: d’altra parte, l’abbiamo sempre detto che a concludere il ribasso a noi mancava ancor un pezzetto! Facciamolo, lecchiamoci le ferite e pensiamo che (come dicono gli indiani) dietro alle nuvole ci sono sempre mille soli. A noi ne basterebbe uno, ma che arrivi per tempo. Ed il tempo non è ancor quello giusto. Mercoledì prossimo, forse, potremo dire quel che molti sperano che noi si dica.
Mercoledi 5 marzo
Quant’accaduto oggi sembrerebbe andare in direzione del tutto opposta a quel che c’eravamo attesi ieri. “Sembrerebbe”, però… e sarà bene mantenere un profilo basso perché, a dispetto di una variazione percentuale positiva di gran rilievo, in realtà, non s’è fatto proprio nulla. Certo, ci si è allontanati dal “destino cinico e baro”, ma tutto quel che si dovrebbe fare per dar un vero colpo d’ala ai corsi è ancor lì. Da farsi. Ed il quadro si mantiene critico come mai è stato nelle ultime settimane: l’indicatore ciclico è lì, a testimoniare che, per ora, s’è solo evitato il peggio e che per far meglio si dovrebbe mantenere ancor per qualche giorno il passo odierno. Non male sarebbe, eh?… La prudenza, insomma, è d’obbligo. Anche perché il siderografo ha dimostrato, in fine d’anno 2007, che non ci si deve lasciare andare a troppo facili emozioni che ci fanno vedere solo quel che noi andiamo cercando e non altro. Sappiamo che i livelli che s’è cominciato a segnare ieri (+/- 4 giorni dall’8 marzo), assumono gran rilievo. Per ora abbiamo certamente un minimo (quello di ieri), ma non sappiamo ancora se quello odierno possa esser considerato un massimo o semplicemente qualcosa d’intermedio: domani ne sapremo certamente di più.
Martedi’ 4 marzo
Al nulla sostituiamo il peggio ed al peggio, si sa, non c’è limite. Almeno per ora ed anche per domani. Poi?… Poi vedremo. D’altra parte domani è il 5 marzo e con il 5 marzo entriamo in zona siderografo, con tutto quel che ne consegue: il mercato segnerà certamente un nuovo minimo e poi cercheremo di capire quel che potrà capitare nei giorni successivi. La speranza, ma è sol questo per ora, è che le date del 8 e 9 marzo possano imprimere una svolta positiva destinata a durare sino alla prima settimana d’aprile. Nel frattempo si dovrà tornar a soffrire: il minimo, infatti, dovrebbe esser più profondo di quello avutosi in gennaio. Dovrebbe però anche esser quello conclusivo di questa fase: è sempre mancato un pezzetto al ribasso in corso ed è giunto il momento di farlo. Che piaccia o no: al mercato, infatti, non si comanda.
Lunedi’ 3 marzo
La seduta odierna rappresenta il nulla: resta un gap aperto sopra le nostre teste, ma di scarso rilievo perché comunque all’interno di un range in cui il mercato s’è mosso nelle scorse settimane (non ha senso, insomma, parlare di vuoto di contrattazioni nel caso). Si sarebbe potuto temere o sperare il peggio (secondo i punti di vista), ma s’è avuto solo il… nulla. Questo non significa, necessariamente, che domani non si potrà assistere ad altro, ma ad ogni buon conto sarebbe poco importante perché quel che conta sarà come ci avvicineremo alle giornate di sabato e domenica (sono proprio queste le due giornate che il siderografo ci segnala come giornate di rilievo). Giacché il siderografo è stato tarato sullo S&P500, abbiamo segnato su quello le soglie critiche che dovremo osservare nei prossimi giorni, ricordando però come prima di mercoledì 12 non si potrà dir nulla di decisivo. Vedremo domani se vi saranno novità a tal proposito.
Venerdi 29/2
La chiusura di settimana e di mese non è certo quel che si sarebbe potuto sperare ieri: “Tutta colpa dell’anno bisestile!”. Suvvia, non scherziamo. Anche perché il 2004 (il precedente anno bisestile), alla fin fine, non s’era rivelato un cattivo anno. E’ vero che, fino ad agosto, non ci fu regalato praticamente nulla, ma almeno, in soli quattro mesi, da settembre a dicembre, si riuscì ad ottenere un rendimento superiore al 15%. Chissà quanti firmerebbero, oggi, per ripetere una simile esperienza anche nel 2008, eh?… Nulla lo esclude, per ora, ma ben poco lo giustifica. Si sarebbe dovuto chiudere il mese oltre i 26mila punti per ottener la sufficienza, ma l’ultimo esame, proprio quello odierno, ha finito per rovesciare un voto che solo ieri sarebbe stato a tutti gradito. La chiusura, insomma, non è sufficiente, ma neanche così scarsa da far temere il peggio nei prossimi giorni. Una volta, quando ancor si davano i voti si sarebbe detta tra il 5 ed il 6, ma più prossima al 6 che non al 5. Speriamo, anche perché la prossima dovrebbe rivelarsi una settimana invero difficile. Nulla di inatteso, però: se guardate il “siderografo rovesciato”, infatti, potrete veder da voi come la pallina del tempo (il punto verde) stia per cominciare a scendere una china che non dovrebbe esaurirsi prima della seconda settimana di marzo. Non è dunque una china improvvisa quella che, oggi, ci si apre davanti. Il problema, forse, è che l’affrontiamo da una soglia più bassa del dovuto e che proprio per questo potrebbe far più “male” (nel senso del dolore fisico) di quel che sarebbe giusto avere in questa fase. E’ ben vero, poi, che al dolore potrebbe seguir la gioia (esagerando…), giacché il siderografo sul flesso di marzo prende a salire sino a raggiungere un massimo nella prima settimana d’aprile. Noi, tuttavia, saremmo un po’ cauti nel delineare sin d’ora uno scenario simile: non vorremmo, infatti, che il minimo di siderografo di marzo possa rappresentar ben altro che un minimo di rilievo del mercato (la lezione del 23 dicembre è proprio lì a dimostrarlo). Ma avremo tempo per riparlarne.
Giovedi’ 28/2
“Il grafico di giornata continua a far sincero schifo”. Dopo averlo detto più volte era giusto farvelo vedere (pag.6), questo benedetto grafico su base giornaliera. Anche perché, altrimenti, non si riuscirebbero a spiegar sedute come quell’odierna. Il grafico di giornata non dice proprio nulla di buono, seppur sia troppo presto per dir che prometta tempesta. Anche perché l’indicatore MACD, al momento, non autorizza in alcun modo cattivi pensieri. Diciamo, allora, che il quadro esprime una forte incertezza di fondo e che quest’ultima non parrebbe prossima ad esaurirsi con un movimento direzionale (al rialzo o al ribasso che sia) degno di tal nome. A tutto ciò, poi, dobbiamo aggiungere che domani sarà l’ultima seduta del mese e che è proprio su base mensile dove più soffre il nostro mercato. Non solo: il siderografo di Bradley c’invita a guardare con grand’attenzione a quel che potrebbe accadere tra l’8 e il 9 marzo. Dovessimo valutare solo il grafico giornaliero ed il siderografo di Bradley rovesciato (a pag.4) ci sarebbe ben poco da sperare nei prossimi giorni (il pallino verde individua il “qui ed ora”…), ma il grafico settimanale ha un aspetto ben diverso e lo stesso siderografo (rovesciato, N.d.R.) mostra un picco nella prima settimana d’aprile che non troverebbe motivi in quel che è mostrato a pag.6. Noi preferiamo attendere ancor una volta la chiusura di domani prima d’esprimerci con maggior compiutezza su quant’accaduto. Ma soprattutto su quanto ancor potrebbe accadere.
Mercoledi’ 27/2
Il grafico di giornata continua a fare “sincero schifo” (e la seduta odierna conferma ampiamente tale impressione), mentre quello settimanale (che è quello che vedete in pagina precedente, N.d.R.) è “invero interessante” e lascia sperare buone cose. Su base giornaliera la cosa più accattivante è certamente l’oscillatore MACD, che s’avvicina ad ampie falcate al terreno positivo (cosa che invece è ancor lontano dal fare su base settimanale). Il gap apertosi lo scorso gennaio è chiaramente il primo obiettivo da raggiungere e la cosa parrebbe oggi (finalmente!) probabile. Di più, però, non possiamo ancor dire. Possiamo solo attendere gli eventi. In particolare quelli di venerdì prossimo. Confidando che quanto auspicato all’inizio del mese (una chiusura di febbraio a cavallo dei 27mila punti) trovi poi conferme nei fatti.
Martedi’ 26/2
Giacché quel che noi ci si attendeva in settimana era “ben altro che un timido segnale di risveglio”, possiamo esser contenti di quant’accaduto sin qui: in due sedute s’è recuperato molto, ma soprattutto s’è rotto, almeno in parte, la gabbia in cui eravamo finiti. Intendiamoci subito: non è nostra intenzione foraggiar le speranze dei più, ma è indubbio che quant’accaduto oggi ha una valenza rialzista che non trova alcunché di paragonabile (e non stiamo esagerando…) negli ultimi mesi. Tutto bene, allora?… No, assolutamente, perché quel che s’è fatto sin qui è solo “aver chiuso bene il primo tempo”: non s’è ancor vinta la partita, figuriamoci il campionato! E fossimo pure a venerdì non saremmo comunque contenti: è ancor molto quel che dobbiamo tentar di fare nelle prossime tre sedute. Apparentemente, oggi, si potrebbe dir che s’è rientrati nel canale ribassista, ma è ancor presto per fare un’affermazione che troverebbe una sua logicità solo nel fine settimana. Che poi il canale sia solo un canale “ribassista”, beh… lo sappiamo noi per primi, ma sappiamo anche che, una volta recuperato definitivamente (quindi per alcune settimane dovremmo muoverci al suo interno), il mercato potrebbe finire con l’interpretare quant’accaduto in gennaio (violazione al ribasso del canale ed uscita dallo stesso) come un “falso segnale” e i falsi segnali, solitamente, hanno una sola conseguenza: che il mercato dovrebbe andare a far l’esatto contrario di quanto aveva iniziato, ma non concluso. Detto altrimenti: dovremmo attenderci sì un’uscita dal canale, ma la prossima volta al rialzo (quindi ben oltre i 30mila punti!). Sperando poi che sia la volta buona. Ad ogni modo: è ancor presto per fare questo tipo di discorsi. Guardiamo piuttosto a quel che ci darà il mercato nei prossimi tre giorni e poi ci avventureremo, se sarà il caso, a descrivere quel che potrebbe ancor accadere (e sul quale, proprio noi, s’era fondato le nostre ultime speranze).
Lunedi’ 25/2
Del tutto inutile aggiungere nuove parole a quel che s’era detto la scorsa volta. La sola cosa che, forse, rappresenta una novità (e sarebbe, nel caso, anche positiva) è il MACD settimanale: parrebbe proprio volerci provare ad invertire al rialzo la propria tendenza. Purtroppo, però, siamo solo a lunedì: fino a venerdì prossimo non potremo dir nulla di definitivo. E noi ci auguriamo ben altro che un timido segnale di risveglio.
Venerdi’ 22/2
L’ultima seduta di settimana non aggiunge proprio nulla a quanto già detto negli ultimi due giorni. Il quadro è molto semplice: ogni volta che ci avviciniamo al bordo inferiore del canale ribassista… ne siamo respinti. Sotto quest’aspetto, il quadro grafico su base settimanale non è per nulla preoccupante, ma l’indicatore MACD non giustifica ancor alcun entusiasmo. Su base giornaliera, invece, il quadro grafico fa invero… schifo (e lascia facilmente sospettare la possibilità di un nuovo minimo di rilievo), ma l’indicatore MACD, al contrario, parrebbe autorizzare buone speranze. Insomma, in un quadro simile, la sola cosa che emerge è l’incertezza. Un’incertezza che, tuttavia, dovrebbe trovare un proprio sbocco giusto nel corso della prossima settimana. In termini di probabilità, oggi, parrebbero esservi più motivi per credere che il mercato possa raggiungere area 27mila punti che non area 24mila, ma avanzare sin d’ora una previsione in tal senso ha ben poco significato: n’avrà molto di più da mercoledì prossimo. Anche perché, oramai, il tempo stringe.
Giovedi 21/2
Potremmo tranquillamente ripetere oggi quel che s’è scritto ieri perché nulla è cambiato se non, forse, l’ultima parte: quella dedicata al cavallo di Troia. Cominciamo a credere veramente che qualcuno possa venire a vederlo un po’ più da vicino e che, proprio per questo, possa dimenticarsi la porta aperta alle proprie spalle. Non lo sapremo certamente domani, anche se quel che accadrà domani sarà importante e lo sarà, soprattutto, se la settimana si chiuderà sui massimi della stessa (26200p) o, magari, anche un pochino oltre. Torniamo, infatti, a ripetere che, secondo noi, il quadro in corso è ben più solido di quel che i più sono portati oggi a credere e che non sono necessari sforzi straordinari, in questo mese, per fornire quel poco di positività che potrebbe esser sufficiente per compiere ben altra impresa nel mese successivo. Rispetto a quest’ultima possibilità, però, sin qui, non è ancor accaduto nulla: tanto nel bene (che è cosa sotto gli occhi di tutti) quanto nel male (che è cosa, invece, ben più oscura). Non è una gran notizia, certo, ma n’abbiamo lette di peggiori dall’inizio dell’anno.
Mercoledi’ 20/2
“Siamo alle solite: il mercato si propone di salire, ma quando s’avvicina troppo alla resistenza fa un po’ come Icaro e, sciogliendosi la cera che tiene insieme le piume, cade rovinosamente a terra. Oddio, rovinosamente… Questo è quant’accaduto nelle scorse settimane, ma in questa non v’è ancor nulla di tutto ciò. Siamo però solo a martedì e, come già ampiamente ricordato negli ultimi pezzi, sarà sempre e solo quel che accadrà venerdì prossimo a doverci interessare.”_ Non l’avessimo scritto ieri… Ancor una volta, il mercato mostra di non essere in grado di compiere l’impresa (impresa?… si fa per dire!): si avvicina al bordo inferiore del canale e poi torna sui suoi passi. E’ vero però che, rispetto a qualche settimana fa, questa non sembrerebbe proprio una fuga in mutande (modello esercito iracheno): si torna indietro, ma subito dopo ci si ripropone. E se a tutto ciò aggiungiamo che, nel mese di febbraio, non è così necessario far grandi cose (quelle, eventualmente, si dovranno fare in marzo), possiamo sempre sperare che, come nel gioco dei flussi e riflussi del mare, sono quasi sempre le dighe a doverne poi soffrire. Il problema è che Piazza Affari, oggi, non ha nulla del mare che inondò l’Olanda molti anni fa. Abbiamo, però, ancor tempo e, forse, un cavallo di Troia da lasciar sulla spiaggia: chissà che qualcuno dall’interno delle mura non pensi bene di venirlo a vedere più da vicino…
Martedi’ 19/2
Siamo alle solite: il mercato si propone di salire, ma quando s’avvicina troppo alla resistenza fa un po’ come Icaro e, sciogliendosi la cera che tiene insieme le piume, cade rovinosamente a terra. Oddio, rovinosamente… Questo è quant’accaduto nelle scorse settimane, ma in questa non v’è ancor nulla di tutto ciò. Siamo però solo a martedì e, come già ampiamente ricordato negli ultimi pezzi, sarà sempre e solo quel che accadrà venerdì prossimo a doverci interessare. Diciamo allora che il quadro parrebbe più solido di quanto si fosse potuto temere nello scorso mese, ma non ancor così solido e, soprattutto, impulsivo da provare un’impresa che noi per primi sappiamo essere particolarmente difficile, ma che ancor nulla c’impedisce di sperare. Molto si giocherà sulla chiusura del mese in corso e su quel gap che da gennaio è lì, aperto come una ferita, a ricordarci che le cose stanno ben male. In realtà, se cose importanti dovranno accadere, queste non potranno comunque realizzarsi prima del prossimo mese. Il MACD (8,E) su base settimanale accenna un recupero che sarebbe manna (su base giornaliera, invece, detto recupero parrebbe già in corso): se quella benedetta curva dovesse invertire al rialzo, probabilmente avremmo quel segnale importante che da troppo tempo stiamo aspettando. Anche se, poi, sarebbe solo quando la stessa dovesse varcare al rialzo la linea dello zero che s’avrebbe conferma di quel che noi si spera. Tempi lunghissimi, però, perché noi si possa dir qualcosa a tal proposito entro questo trimestre. Accontentiamoci, allora, di quel che abbiamo avuto sin qui: si tiene e ci si prova, chissà che… non ci si riesca pure. Venerdì, ovvio.
Venerdi 15/2
Ed invece, rimaniamo ancor una volta al palo! E’ vero che in corso di settimana si sarebbe potuto far di tutto e che il tutto sarebbe stato comunque nulla (perché di scarso rilievo in questa fase del trimestre), ma siamo alle solite: il coperchio che sta sopra le nostre teste non ha alcuna voglia di mollar la presa. In buona sostanza, sono passate quattro settimane e non abbiamo fatto un solo passo in avanti (anche se, sui singoli titoli si potrebbero dire cose anche diverse). E’ ben vero, però, che non se n’è fatto neanche uno all’indietro e che vi sarebbero stati più motivi per cadere in quest’ultimo evento che non nell’altro. Motivi di tipo fondamentale, anzitutto (perché nell’ultimo mese sono giunte solo cattive notizie dall’economia reale ed i diversi tagli dei tassi compiuti dalla FED sono, sì, una buona notizia, ma ne deve passar d’acqua sotto i ponti perché la stessa possa produrre un qualche risultato positivo sui dati societari), ma anche motivi tecnici: non possiamo dimenticare, infatti, come sulla zucca di Piazza Affari penda sempre, come una spada di Damocle, l’eventualità di un nuovo minimo su base mensile inferiore a quello di gennaio. Del tutto inutile far previsioni oggi su quel che potrebbe accadere nei prossimi giorni: come sempre, infatti, tutto quel che avverrà dovrà poi trovar conferme nell’ultima seduta di settimana. Il fatto che il gap sia rimasto aperto è sempre una buona notizia, ma non vorremmo fare come quelli che, per paura di sporcar casa propria con le scarpe intrise di fango, preferiscono aspettar fuori che le stesse si asciughino.
Giovedi’ 14/2
Basta dire una cosa un giorno che s’è subito smentiti in quello dopo. Avevamo scritto ieri: “il dato più confortante dell’intera settimana (almeno sin qui…) è da individuarsi in queste chiusure che si mantengono sui massimi di seduta e, comunque, ben lontane dai suoi minimi”. Per fortuna che avevamo aggiunto un preveggente “almeno sin qui” perché, oggi, è andata proprio come non si sarebbe dovuto: apertura sui massimi di giornata e chiusura sui… minimi. Non c’è alcun motivo per fasciarsi la testa perché quant’accaduto, in fondo, è un po’ quel che si poteva temere (siamo ancor lontani dall’aver trovato un giusto ritmo per salire con continuità), ma è del tutto evidente che sarebbe stato certamente meglio avvicinarsi ai 27mila punti anziché allontanarsene, in poche battute, come avvenuto dopo le 16.30. Nei fatti non cambia nulla (s’è giusto dove s’era ieri), ma prospetticamente non è un buon viatico per la chiusura di settimana. Vedremo, però, domani se potremo dir cose diverse. Auguriamocelo.
Mercoledi 13/2
Una giornata che da un lato s’avvantaggia dell’inerzia espressa ieri, ma che ci mette comunque del suo (in senso buono) perché l’apertura di seduta era stata tutt’altro che piacevole (-0.6%). Il dato più confortante dell’intera settimana (almeno sin qui…) è da individuarsi proprio in queste chiusure che si mantengono sui massimi di seduta e, comunque, ben lontane dai suoi minimi. Si potrebbe anche dir altro (nel senso che si respira certamente un’aria diversa da quel che si respirava solo due settimane fa), ma spingersi oltre questa semplice dichiarazione “ventilata” sarebbe un eccesso che, al momento, non c’è proprio consentito. D’altra parte non siamo ancor a venerdì e, soprattutto, siamo ancor lontani dalla fine del mese. Sappiamo che la stessa sarà prospetticamente importante, ma sappiamo anche che non è necessario far grandissime cose. La sola, che invero conterebbe, sarebbe la chiusura del gap con una forte candela bianca che lasci sperare in cose ancor più interessanti nelle settimane successive. Noi siamo qui: se qualcuno volesse accontentarci…
Martedi’ 12/2
Non vorremmo, proprio noi, smorzare gli entusiasmi dei più, ma sarà il caso di mantenere i piedi ben saldi a terra, senza lasciarsi andare a giudizi che potrebbero essere smentiti nel giro di qualche minuto. Quant’accaduto oggi è certamente nell’alveo di quel che si riteneva possibile (non si può dir che “il tempo per scendere è quasi agli sgoccioli” e, poi, …stupirsi di vedere il mercato salire). D’altra parte s’era anche detto che per far saltare il coperchio (da pentola a pressione!) ci sarebbe stato bisogno di un bollore un po’ fuori norma e quel che è accaduto sin qui nelle ultime settimane sembrerebbe proprio muoversi all’interno di questa prospettiva: dapprima una candela scura dalla lunga (e sinistra!) ombra, poi una candela bianca di buona misura, quindi una scura di misura ancor maggiore e poi una, ancor in costruzione, che potrebbe (dovesse finir la settimana come i più vorrebbero) anche mangiarsi del tutto la precedente scura (che a propria volta s’era mangiata la bianca della settimana ancor prima). Una cosa da mal di testa, insomma… Ecco perché sarà meglio star più attenti di quanto si fosse già fatto: il mercato è ormai una sequenza di trappole e contro trappole che finiscono per lasciarci sempre al palo. Non è detto che fin qui sia stata una cattiva notizia, ma potrebbe diventarlo se alla fine del mese si fosse sotto agli attuali livelli. Accontentiamoci, oggi. Poi, come sempre in questi giorni: “S’attende” _ “Ma Cosa?…” _ “Venerdì, ovvio”.
Lunedi 11/2
Nulla di nuovo sotto il sole. Il grafico, però, è abbastanza sincero: s’è chiusa la seduta giusto laddove s’era aperta. Come dire che… non è accaduto nulla o quasi. Intendiamoci: il mercato è sceso, ma non più di quel che si pensava potesse fare sin dal mattino. E questo è il bicchiere mezzo pieno. Quello mezzo vuoto, invece, ci ricorda che il mercato ha ormai dimenticato come si fa a salire. O meglio: forse lo sa benissimo, ma non è in questo momento che vuol mettere in pratica quel che ricorda. Nei fatti, si resta in attesa. In attesa che il mercato prima scenda (perché questa, oggi, è la via maestra) e poi salga (perché è questo quel che potrebbe più facilmente accadere), una volta esaurita del tutto la spinta al ribasso. Una spinta che dovrebbe condurre il mercato sotto i minimi di gennaio (24545p) e che i nostri sistemi vedono, persino, più vicini ai 23 che non ai 24 mila punti. Il problema è solo nel tempo: ve n’è sempre meno per far veramente male. Per questo siamo portati a credere che il peggio, se mai vi sarà, dovremmo vederlo giusto in questi giorni. Ancor una volta, insomma, “s’attende”. “Ma Cosa?…” _ “Venerdì, ovvio”.
Venerdi’ 8/2
Si vede proprio che al povero Prometeo competono imprese impossibili. Imprese che poi, quando riescono, portano in premio solo un’aquila che non smette di strappar pezzi di fegato (ma chi mai gliel’avrà fatto fare?…). Senza Prometeo, protettore (?) di tutti i “tecnici”, non ci sarebbe stato, però, neanche il fuoco per scaldare gli uomini. L’impresa, insomma, valse la pena. Ma tant’è: chi si ricorderà di lui un giorno? Ed il povero Prometeo, oggi, ha a che fare con un coperchio da pentola a pressione! Di quelli, cioè, che neanche il bollore riesce ad agitare… Bisogna esser bravi a reggere il caldo, altro che! Detto altrimenti: meglio non farsi illusioni. E’ ancor troppo presto. Il mercato, un po’ come Penelope, in una settimana scioglie quel che ha tessuto nella precedente e ci ripropone quello scenario (il peggiore tra tutti!) che in realtà non ci aveva mai abbandonato, come ben sa chi ha letto “Percorsi Campione (e non)” nelle scorse giornate: il minimo sin qui toccato dal mercato non parrebbe ancor l’ultimo dal quale ripartire! I percorsi di medio, infatti, ne hanno sempre indicato uno più prossimo ai 23 mila punti che non ai 24. D’altra parte, in tutte le ipotesi da noi avanzate sul possibile percorso di questo trimestre, s’era sempre posto come premessa il minimo di gennaio. Ma non perché, come qualcuno potrebbe temere, nel caso fosse violato ribasso lo scenario si farebbe ancor più negativo. Tutt’altro: se il minimo del trimestre, infatti, fosse più basso di quello sin qui battuto, le probabilità di successo dell’impresa, indicata ne I porti di Ulisse, si farebbero più ampie. La palla, però, sarebbe allora tutta del tempo che, nel caso, potrebbe anche finir per giocarci contro. Al momento, però, non è ancor così: il quadro grafico su base settimanale spinge certamente a temere il peggio nei prossimi giorni, ma i percorsi lasciano ampie possibilità di manovra al mercato almeno sino a tutta la prossima settimana (ovviamente il vostro pathos ne sarebbe sconvolto, ma non è certo del vostro pathos che oggi s’occupa il mercato e chi vi opera sopra!). Dopo, però, il tempo si farebbe stringente e si dovrebbe davvero correre. O quasi. Il siderografo rovesciato (presentatovi a pag.4) c’indica (in verde) che, forse, siamo prossimi ad un possibile punto di svolta, ancorché di scarso rilievo sul quadro generale (la data non è indicata neanche sull’originale). Noi vi ricordiamo che l’assenza di date, solitamente, innesca inversioni di tendenze che dovranno però esser confermate più avanti. Oggi di tale inversione non v’è, però, proprio nulla e men che meno quel sentore che, forse, v’era settimana scorsa: finché la barra di breve non confermerà un verde nel fine settimana è difficile che noi si possa assistere a qualcosa d’importante in senso positivo. Alla fine, insomma, siamo alle solite: “S’attende. Ma che cosa?… Venerdì, ovvio.”
La rubrica sara’ aggiornata lunedi’ prossimo.
Martedi’ 5/2
Guardate che non stavamo per nulla scherzando quando abbiamo scritto che sarà il caso d’attendere venerdì. Quel che, infatti, la seduta odierna ha portato è solo un po’ di bollore sotto il coperchio. La volatilità torna ad alzarsi (che non è certo un buon segno, in questa fase, giacché tutte le volte che s’alza… il mercato scende: eccome se scende!), ma se l’agitazione, in fondo, ha necessità proprio di questo, beh… ben venga. D’altra parte, con quelle candeline da compleanno non si sarebbe andati da nessuna parte. Il gap intanto resta lì, “algido” ed intonso ad ammirar dall’alto l’inutile affannarsi umano. C’è un non so che di hybris (vocabolo greco che non è giusto tradurre) in tutto ciò, ma ci si dimentica che anche Prometeo seppe rubare il fuoco agli dei senza che questi s’accorgessero di quel che avveniva sotto i loro occhi. Detto altrimenti: anche chi sta sotto i coperchi, certe volte, riesce a gabbare chi sta sopra. Lo sapremo venerdì, anche perché il mercato s’è spinto sin quaggiù, ma su base settimanale è come se non fosse accaduto nulla. Trarre conclusioni di qui sarebbe particolarmente stupido (siamo solo a martedì), ma dedurre che anche lo scendere sin qui, in realtà, arreca pochi danni è proprio la sola cosa che oggi si può lecitamente dire. Alla luce del sole, non sembrerebbe una cattiva notizia. Peggio sarebbe certamente stato se quant’accaduto oggi fosse capitato dopo che noi s’era già chiuso il gap. Quello però, e fortunatamente, “resta lì: “algido” ed intonso ad ammirar, dall’alto, l’inutile affannarsi umano”. E noi?… noi facciamo il tifo per Prometeo. Ovvio.
Lunedi 4/2
Il grafico su base giornaliera fa invero “pietas” (tutte quelle candeline, affiancate l’una all’altra, non riempiono certo il cuore di gioia e rimandano ad un’incertezza di fondo che fa molta fatica a trovare uno sbocco plausibile). La volatilità s’acquieta (ed in questo caso può anche essere un buon segno), mentre l’indicatore ciclico continua a fornire segnali positivi. Il gap è ormai ad un tiro di schioppo, mentre la base del canale ribassista è un coperchio, sulle nostre teste, che avrebbe bisogno un po’ di bollore per mostrar segni d’agitazione (per lui inattesi). S’attende. Cosa?… Venerdì.
Venerdi’ 01/02
Il mese di febbraio s’apre con una buona notizia: l’incrocio tra indicatore e media mobile è oggi “concreto” e non più solo “possibile”. Ora dobbiamo sperare (o meglio: “Ora i rialzisti debbono sperare…”) che all’evento seguano anche i fatti: il mercato deve salire. Alla luce di quel che il grafico mostra non si direbbe un bel vedere, ma v’assicuriamo che su base settimanale è tutt’altra cosa: la pesante candela nera che aveva caratterizzato la scorsa settimana, infatti, è stata “coperta” per più del 50% dall’attuale (bianca: apertura di settimana sui minimi e chiusura della stessa sui massimi). Di norma è questo un segnale positivo. Certo, necessita di conferme fin dalle prossime sedute, ma è indubbiamente un segnale positivo. Ed è il primo che abbiamo, di tipo grafico, da novembre. Qui, però, ci fermiamo nell’attesa degli eventi (anche perché ne sogniamo uno che avrebbe dell’incredibile, ora…). Ne “I porti di Ulisse”, che invieremo nelle vostre aree riservate domani, troverete il resto dello spartito. Ma sarà vera musica per le vostre orecchie?
Giovedi 31/1
S’era scritto ieri: “Il mercato ha smesso di salire. Anzi, ha ripreso a scendere… In realtà, non sale e non scende: il grafico da noi propostovi è su base settimanale, ma dovessimo mostrarvi quello giornaliero (in questa fase, del tutto inutile), vedreste due piccole candeline a rappresentar la seduta odierna e la precedente. Il nulla, insomma. Si sale o si scende sin dall’apertura e poi si resta col naso all’insù per capire quel che accade agli altri. In questo modo il gap, di cui si diceva ieri, resta ancor aperto, ma non crediamo per molto: speriamo di scrollarcelo di dosso sin da domani.” Proprio quel che s’è fatto… In realtà s’è fatto molto, molto di più e comunque abbastanza perché noi vi si possa finalmente proporre il grafico su base giornaliera. Il molto di più, in realtà, non l’avete sul grafico (le ultime candele son quello che sono), ma sull’indicatore che vi sta sotto: il mese di gennaio si chiude proprio con il possibile incrocio tra la linea nera e le barre rosse (l’indicatore sono le barre e la linea nera è la sua media mobile, N.d.R.). Questa situazione non accadeva, come ben evidenziato nei cerchietti blu, dalla fine dello scorso novembre. Allora l’incrocio finì per concretarsi ed il mercato riuscì, almeno un po’, a rimbalzare. Oggi abbiamo solo la possibilità dell’evento, ma non ancora quest’ultimo. Rispetto a ieri, però, vi sono più probabilità a vantaggio che non contro. Ci accontentiamo di poco, ma preferiamo accontentarci. Anche perché domani comincia il mese di febbraio e ci ricordiamo perfettamente di come, proprio noi, s’era chiuso “Il Punto della settimana” scorsa: “Che la tendenza al ribasso possa dirsi, oggi, priva di momenti correttivi (così com’è stato nella prima parte del mese) non ci par proprio. Siamo, allora, alla “tanto attesa inversione di tendenza”? No: i percorsi di breve non lo lasciano ancor sperare. Sappiamo però che aumenta l’incertezza, motivata anche dai percorsi contingenti che cominciano a premere al rialzo. Ma in un combattimento contro Zeus, Ercole e Sansone (seppur a quest’ultimo abbiano tagliato un po’ i capelli) voi scommettereste su Edoardo E. Macallè?… Noi, oggi, sicuramente no, ma se il mese di febbraio dovesse portare alcune novità, forse quel combattimento potrebbe rivelarsi meno impari.”
Mercoledi’ 30/1
Il mercato ha smesso di salire. Anzi, ha ripreso a scendere… In realtà, non sale e non scende: il grafico da noi propostovi è su base settimanale, ma dovessimo mostrarvi quello giornaliero (in questa fase, del tutto inutile), vedreste due piccole candeline a rappresentar la seduta odierna e la precedente. Il nulla, insomma. Si sale o si scende sin dall’apertura e poi si resta col naso all’insù per capire quel che accade agli altri. In questo modo il gap, di cui si diceva ieri, resta ancor aperto, ma non crediamo per molto: speriamo di scrollarcelo di dosso sin da domani. Se usciamo, invece, dal cortile dei piccoli fatti è giusto ricordare due cose: a) diminuiscono i giorni ed aumenta, invece, la distanza che ci separa dai 27mila punti; b) tutto quel che s’è detto ieri sul siderografo rovesciato di pagina 4 è da riferirsi allo S&P500 (di cui vedete il grafico a pag.3) e non al mercato italiano. Mi sono accorto solo ora, infatti, di non averlo precisato e me ne spiace, ma nel pezzo riportato ormai da molti giorni (pag.3 e 4) è detto chiaramente: il siderografo è applicato all’indice americano e non al nostro. D’altra parte, però, quando tutti stanno “col naso all’insù per capire quel che accade agli altri” è proprio ai mercati d’oltreoceano che si fa riferimento, per cui… è giusto che anche noi si guardi un po’ lì. E lo S&P500, oggi, sta certamente meglio del nostro MIBTEL. Un MIBTEL che dovrebbe fare uno sforzo enorme per riportarsi laddove noi si sperava (27mila punti) e che solo una botta di vita potrà consentirglielo. L’idea che la FED, la Banca Centrale Americana, possa tagliare i tassi di un altro mezzo punto è molto diffusa tra gli operatori, ma sul mercato non parrebbe esservene già il sentore. Se la FED non taglia, si dice, i mercati crollano. Beh… noi non lo riterremmo un danno. Chi riceve il nostro report sui titoli sa che c’è un obiettivo al ribasso (sul percorso di medio) che il nostro mercato non ha ancor raggiunto: che lo si raggiunga in tempi brevi o in tempi lunghi, noi diamo comunque per scontato che lo si raggiungerà (più o meno: vedremo domani sera in conclusione di mese il dato definitivo). Senza quel minimo, infatti, il mercato non ripartirà seriamente verso l’alto e dovremo rimandar nel tempo anche l’evento atteso (è questa infatti la vera catena che, oggi, noi si porta al collo…). Ma avremo occasione di parlarne con maggiori particolari nel prossimo fine settimana.
Martedi 29/1
Il mercato continua a salire e questo è quel che più conta. Il mercato sale, ma lascia un piccolo gap aperto sotto i propri piedi (tra il minimo odierno ed il massimo di ieri, infatti, ci sono circa 130p): non è propriamente quel che noi s’era sperato, ma tant’è… (avremo modo, un giorno, di colmare anche questa lacuna). All’obiettivo dei 27mila punti mancano oggi 3 punti percentuali: non sono pochi, ma non sono tanti se si pensa che a chiudere la settimana mancano ancor tre sedute. C’è però quel gap sotto i nostri piedi che potrebbe far ancora da catena al collo… Vedremo un po’ quel che accadrà nei prossimi giorni. Sul siderografo rovesciato, a pag. 4, abbiamo tracciato una barra rossa all’interno del primo trimestre di Bradley (dal 1 dicembre 2007 al 29 febbraio 2008) ed un punto verde su quella che potrebbe anche rivelarsi una correzione al rialzo all’interno di una tendenza ben avviata al ribasso. Tale correzione parrebbe (il condizionale è d’obbligo perché la data non è indicata) collocarsi a cavallo tra la fine di questo mese e l’inizio del prossimo (tenete presente che il mese di febbraio è più breve e quindi occupa meno di un terzo dello spazio totale assegnato al trimestre). In particolare, la “gobba” parrebbe piegare nuovamente all’ingiù sull’ultimo quarto del trimestre. Fatti quattro conti, e tenendo conto dei possibili margini d’errore, è come se il possibile recupero possa trovar termine prima della metà di febbraio. Per ora è solo un’ipotesi di lavoro, ma un’ipotesi di cui dovremo tener conto quando si dovrà decidere cosa fare. A tempo debito, però. Anche perché sin qui non s’è fatto proprio nulla.
Lunedi 28/1
Della seduta odierna, la sola cosa che c’interessava era l’apertura: n’avevamo bisogno una che fosse inferiore alla chiusura di venerdì e, per necessità d’equilibrio rispetto ai nostri auspici, meglio ancora a se “decisamente inferiore” a quella. Siamo stati accontentati su tutta la linea, dunque siamo contenti. Per ora. Se lo scopo è quello d’andare a chiudere il gap sopra alle nostre zucche, con un mercato al rialzo, beh… quant’accaduto oggi è il meglio che si potesse chiedere: apertura di settimana sui minimi (per ora, ovvio) e chiusura di seduta sui massimi (dato certo). Tra massimo (25858p) e minimo (25495p) odierni ballano circa 350 punti. Ora, se noi aggiungiamo questi 350 punti all’apertura dello scorsa settimana, 26664p, s’arriva a circa 27000p: più che sufficienti per coprire interamente il gap apertosi a 26876p. Noi speriamo che la settimana si chiuda oltre i 27mila punti. Già, ma anche questo non sarebbe sufficiente a farci contenti: noi abbiamo bisogno, infatti, e come detto la scorsa settimana, “che il gap sia chiuso con un mercato al rialzo”. Abbiamo quindi bisogno che la chiusura di venerdì prossimo sia oltre i 27mila punti (circa), ma non solo: abbiamo bisogno che i massimi di settimana non siano granché più alti della sua possibile chiusura. Mamma mia… di quante cose s’ha bisogno! Dovremmo guadagnare un 4% (ed oltre…) per far nelle prossime sedute quel che noi si desidera! Non sarebbe comunque un’impresa, con la volatilità di questi ultimi giorni. L’impresa piuttosto sarebbe nel farlo con saggezza: perché a noi interessa la meta e non il viaggio! Vedremo nei prossimi giorni se ci accontenteranno. Una cosa, tuttavia, è bene che noi si sostenga con chiarezza: ANCHE NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI POSSIBILI (DA NOI INDICATA CON OBIETTIVI A CAVALLO DEI 29000 PUNTI), QUEL CHE POTREBBE AVERSI NEI PROSSIMI GIORNI NON SAREBBE UN’INVERSIONE DI TENDENZA, MA UNA PIU’ SEMPLICE CORREZIONE AL RIALZO (SEPPUR MOLTO AMPIA) DI UN TREND AL RIBASSO COMUNQUE, ORMAI, BEN AVVIATO. Qualcuno, più attento di altri, s’è accorto che dalla scorsa settimana sul siderografo rovesciato di pag. 4 è apparsa una barra rossa ed un punto verde. Ne parleremo domani (lasciando a voi il piacere di intuirne oggi l’eventuale senso…).
Venerdi’ 25/1
Ieri non s’era fatto ancor nulla, oggi s’è provato a far quel che si doveva, ma s’è riusciti solo in parte. Ad essere sintetici potremmo anche chiuderla qui: con la quasi sufficienza. Come sempre, ormai da qualche tempo, sarebbe bastato veramente poco per far meglio (150p in più). E se si pensa che ad un’ora dalla chiusura si stava persino facendo troppo bene (massimo a 26329p)… viene da pensare quel che noi sempre si crede in questi casi: aspettiamo di mettere la testa sul cuscino prima di dire altro. Ad ogni buon conto, riprendiamo quel che s’era scritto mercoledì scorso e vediamo se, rispetto a quello, possiamo dirci contenti oppure no:Il mercato ha aperto la settimana con un gap al ribasso. Un gap è un vuoto di contrattazioni: un pezzo di grafico in cui non vi sono prezzi. Nel caso specifico: il minimo di settimana scorsa era stato a 26876p ed il massimo di questa a 26664p. Come dire che ci sono circa 200p di buco sul grafico. Bene: quel gap è necessario che resti aperto almeno sino a venerdì e che sia chiuso settimana prossima con un mercato al rialzo. Avanzare altre ipotesi, oggi, non serve a nulla: non sappiamo, infatti, se il minimo toccato ieri sia effettivamente quello definitivo (noi, in realtà n’avevamo previsto uno leggermente più basso, ma si tratta di quisquiglie…), non sappiamo ancora (ed è questo quel che veramente conta!) dove chiuderemo la settimana in corso.Il gap è rimasto aperto e noi siamo “contenti”, ma il mercato ha chiuso poco sotto a quel che, invero, ci avrebbe fatto “molto contenti”. Una chiusura, infatti, poco oltre i 26100p avrebbe finito per costruire (su base settimanale) un bel “martellone”, figura rialzista come non poche. Ora abbiamo un ibrido (e non abbiamo alcun dubbio sul fatto che s’è voluto costruire, apposta, un “ibrido”…) che offre sempre indicazioni rialziste, ma certamente più caute rispetto a quelle cui noi ci saremmo lasciati andare se avessimo visto, questa sera, quel che s’era sperato sin da martedì. Le notizie uscite ieri sera su Societé Générale confermano, intanto, tutti i nostri dubbi di lunedì scorso: Non c’è mai una causa in quel che accade sui mercati finanziari, ma un senso ed è questo che bisognerà trovare. Non tanto per capire quel che è accaduto (ormai è accaduto…), ma perché in quel senso è possibile trovarne un altro e poi un altro ancora e così via. Il senso, però, è che se i mercati perdono così tanto in così poco tempo, può esser solo il tempo ad imprimere la svolta. Oppure che la svolta è più vicina e bisogna vender di corsa, indipendentemente dal prezzo. Il senso è che i debiti prima o poi si pagano e qualcuno ha fatto presente, a chi doveva, che la cambiale sta per scadere. Noi non sappiamo esattamente quando quella cambiale scadrà, ma supponiamo che non debba più mancar molto. Intuiamo già chi deve pagare e chi debba ancor riscuotere ed intuiamo, soprattutto, il senso di tutto ciò.Quando in una banca cui hanno dato l’Oscar per l’operatività sui derivati, si scopre sotto lo zerbino il più grande buco finanziario della storia a causa di una truffa (ma non ci crede quasi nessuno alla truffa, mentre tutti credono al buco!) creata da un solo trader, viene facile far dietrologie su quant’accaduto nei primi giorni di settimana. Viene facile farlo, ma è soprattutto necessario farlo… per capirne il senso.
Giovedi’ 24/1
Giacché mi rimproverano di scriver troppo (e quindi crear più confusione che altro), sarò sintetico: benissimo così, ma non s’è fatto ancor nulla. Domani, forse, si farà.
Mercoledi’ 23/1
“Accontentiamoci per ora di quel che abbiamo e confidiamo di non superar la giusta misura: dopo la “sindrome di Antonio n.”, infatti, c’è anche quella “di Icaro”. Ma questa, rispetto all’altra, dovrebbe essere a voi più nota.”_ Ed a coloro ai quali non fosse nota si vedrà di spiegarla noi. Il mercato ha aperto la settimana con un gap al ribasso. Un gap è un vuoto di contrattazioni: un pezzo di grafico in cui non vi sono prezzi. Nel caso specifico: il minimo di settimana scorsa era stato a 26876p ed il massimo di questa a 26664p. Come dire che ci sono circa 200p di buco sul grafico. Bene: quel gap è necessario che resti aperto almeno sino a venerdì e che sia chiuso settimana prossima con un mercato al rialzo. Avanzare altre ipotesi, oggi, non serve a nulla: non sappiamo, infatti, se il minimo toccato ieri sia effettivamente quello definitivo (noi, in realtà n’avevamo previsto uno leggermente più basso, ma si tratta di quisquiglie…), non sappiamo ancora (ed è questo quel che veramente conta!) dove chiuderemo la settimana in corso. Sappiamo, però, perché già accaduto, che questa mattina ci si è provato ad avvicinarsi al massimo di settimana: il massimo odierno, infatti, è stato a 26191p (come dir che in corso di seduta, tra apertura e chiusura, s’è perso giusto giusto il 5%). Si fosse andati oltre il massimo battuto, ci sarebbe stato da tremar come foglie: i mercati, si dice, hanno memoria d’elefante e questo gap lo andremo certamente a coprire perché il mercato non li lascia quasi mai aperti. E quando li lascia aperti è solo se stanno molto in alto, e sono gap al ribasso, o sono molto in basso, e sono gap aperti al rialzo: questo è un gap al ribasso che sta… molto in basso. Quindi… il mercato lo coprirà. E quando avrà coperto questo, penserà a coprire anche quel che è rimasto aperto giusto a metà strada o quasi: c’è un gap settimanale ancor aperto, infatti, a 29450p. Andiamo avanti sui numeri: il mercato, per ora, ha segnato un massimo a 34500p circa ed un minimo a 24500p circa. Come dire che tra massimo e minimo ballano giusto 10mila punti. Il gap appena citato è giusto in mezzo a questa caduta di 10mila punti. Costruire castelli in aria non è il nostro mestiere, ma se non dovessimo credere all’analisi tecnica non capiamo perché mai dovremmo credere al siderografo di Bradley. E poi, …l’importante non è che ci si debba credere noi, ma che ci credano coloro che il mercato veramente lo fanno.
Martedi’ 22/1
E allora diciamocelo subito il resto: se la settimana dovesse chiudersi laddove abbiamo messo la barra rossa tratteggiata (26700 punti, il massimo di settimana… che corrisponde anche all’apertura di lunedì), noi firmeremmo. Non un punto di più. Piuttosto 100 di meno. E’ un discorso puramente tecnico, ma in questa fase è anche la sola cosa che le persone serie (quelle, cioè, che si rifiutano ad ogni discorso in pura libertà) debbono e possono fare. N’abbiamo sentite veramente di tutti i colori in questi giorni: c’è mancato solo che qualcuno dicesse che il crollo di tutti i mercati azionari era assolutamente scontato dopo le dimissioni di Mastella e… il cerchio delle idiozie si sarebbe chiuso perfettamente. Inutile far dietrologie, inutile chiedere a chi fa analisi fondamentale perché fino a quindici giorni fa la crescita, secondo lui, era sostenuta e dopo 15 non lo è più: anzi, stiamo per entrare in recessione. Il problema, piuttosto, è un altro, ma sarebbe ancor dietrologia e lo rimandiamo a tempi migliori. Anche perché quel che ci attende non sarà per nulla facile e soprattutto non sarà così breve rimarginare una ferita che a nostro parere sarà comunque rimarginata. Accontentiamoci per ora di quel che abbiamo e confidiamo di non superar la giusta misura: dopo la “sindrome di Antonio n.”, infatti, c’è anche quella “di Icaro”. Ma questa, rispetto all’altra, dovrebbe essere a voi più nota.
Lunedi 21/1
“CHIUSO PER LUTTO” verrebbe quasi da dire. Chissà i telegiornali di questa sera! Immaginiamo già i titoli: bruciati in borsa miliardi di miliardi di miliardi (e vai…). Il buon Paolo Trombin, però, ha già la risposta pronta per calmare tutti: “Colpa del petrolio: è sceso sotto i 90$!”_ Come dir che… se volete la benzina meno cara questo è il prezzo che dovete pagare! Tutte balle! Come sempre. Non c’è mai una causa in quel che accade sui mercati finanziari, ma un senso ed è questo che bisognerà trovare. Non tanto per capire quel che è accaduto (ormai è accaduto…), ma perché in quel senso è possibile trovarne un altro e poi un altro ancora e così via. Il senso, però, è che se i mercati perdono così tanto in così poco tempo, può esser solo il tempo ad imprimere la svolta. Oppure che la svolta è più vicina e bisogna vender di corsa, indipendentemente dal prezzo. Il senso è che i debiti prima o poi si pagano e qualcuno ha fatto presente, a chi doveva, che la cambiale sta per scadere. Noi non sappiamo esattamente quando quella cambiale scadrà, ma supponiamo che non debba più mancar molto. Intuiamo già chi deve pagare e chi debba ancor riscuotere ed intuiamo, soprattutto, il senso di tutto ciò. Così fosse, attendetevi un nuovo minimo domani e poi… e poi domani vi diremo anche il resto.
Venerdi’ 18/1
Come si diceva ieri, dopo una settimana come questa, era impensabile tornare a sorridere già da oggi. Di più: se volete veramente tornare un poco a sorridere, confidate di dover piangere almeno sin a martedì prossimo. In realtà, punto più punto meno, siamo giunti laddove si sperava colà dove si puote. Il resto, come si dice, sono solo questioni di lana caprina: scenderemo o non scenderemo sotto i minimi del 2006? Poco importa, credeteci, ben più importante, invece, è: e dopo?… dove arriveremo sul rimbalzo? Oggi è abbastanza facile dare una risposta: molto vicino ai 28500 punti. E poi?… e poi si vedrà quando ripartiremo. Ma prima di ripartire si dovrà sopportare ancor il peso di qualche giorno.
Giovedi’ 17/1
Purtroppo alle nostre sensazioni non è seguito alcun fatto… Fondamentalmente, a dispetto dei minimi odierni (ben più bassi di quel che erano stati i minimi di ieri), la linea dello scivolo non ha mollato del tutto, ma opportunamente ne abbiamo tracciata un’altra, ancor più bassa della precedente: non si sa mai… D’altra parte, la linea dello scivolo sarebbe comunque una linea che piega all’ingiù e come tale potrebbe supportare decisamente meno di quella orizzontale che s’è tracciata poco sotto ai 27mila punti (minimi di luglio 2006). In termini di tempo, le sensazioni da noi espresse ieri sono ancor valide, nel senso che i motivi che noi s’aveva ieri per poterle esternare sono gli stessi che abbiamo oggi. Sui nostri indicatori, infatti, parrebbe cambiato poco o nulla: la fase in corso è di certo profondamente negativa, ma sulle scadenze più brevi il quadro è in evoluzione ed una possibile correzione al rialzo, di quanto sin qui avvenuto, non è mai stata tanto vicina in termini di tempo quanto appariva ieri ed ancor più oggi. Intendiamoci: si tratterebbe di una semplice correzione (non dunque un’inversione di tendenza!), ma sulla cui misura non si dovrebbe sorrider molto perché potrebbe rivelarsi molto più ampia di quel che immaginiamo ora. Questo, però, non vi deve illudere: il percorso, infatti, che potrebbe portarci a tanto è particolarmente tortuoso e dispone ancor di probabilità bassissime. E soprattutto non ci offre alcuna garanzia sui minimi dal quale potrebbe prendere avvio. Come dire, insomma, che domani si potrebbe anche perdere il 10% e che l’ipotesi precedente rimarrebbe ancor saldamente in piedi. Anzi: è probabile che diventerebbe ancor più concreta. Ma ci portasse anche a recuperare un 7%, sarebbe sempre un valore comunque più basso di quel che vediamo oggi. E poi: quanti credono, dopo una settimana vissuta tanto male, quanto l’attuale, che si possa tornare a sorridere sin da domani?
Mercoledi’ 16/1
E’ un po’ presto per dirlo, ma la sensazione è che questa volta la linea dello scivolo possa tenere. Questo non significa che, nelle prossime settimane, non si debbano veder minimi inferiori a quelli odierni (il grafico mostratovi in pagina precedente è un grafico su base settimanale ed il minimo odierno, 27308p, se la linea deve tenere… dovrà rappresentare il minimo di questa settimana, ma non necessariamente delle prossime!), né che domani si potranno certamente veder prezzi superiori ai massimi odierni, (27679p), ma la sensazione, motivata non dall’aria di Milano, ma da quel che cominciamo ad osservare sui nostri indicatori (e che il nuovo report dedicato a Piazza Affari esprimono al meglio), c’è e non l’avevamo mai avuta prima negli ultimi giorni. Che, poi, sugli altri mercati si stia assistendo a quella che il buon NOTLEY definiva “capitolazione” degli stessi tende a rafforzare questa sensazione. Intendiamoci: non c’è proprio nulla, oggi, che possa anche lontanamente farci pensare ad una possibile inversione di tendenza (e probabilmente quel “nulla” è destinato a durare ancor a lungo), ma che sul breve, finalmente, possa aprirsi la strada ad un recupero, una correzione di quel che vediamo qui sopra, beh… a questo cominciamo a crederci: quando, infatti, sui mercati nel loro insieme fioccano i –5%, quando sui titoli fioccano i –10%, la sensazione è che s’è fatto praticamente tutto quel che si doveva fare in questa fase e che si possa mollare, almeno per qualche tempo, la presa. Intendiamoci: sensazioni e nulla più. Ma chissà che domani noi non si trovino motivazioni più forti delle attuali… Chissà?… Appunto (e a dispetto del fatto che, proprio questo pomeriggio, lo S&P500 è sceso ben sotto i 1380p…).
Martedi 15/1
Nulla di nuovo sotto il sole… anzi, sotto la pioggia. Piove e piove a dirotto. Nulla di diverso da quel che ci s’immaginava, certo, ma si sa… l’illusione è dolce di natura ed accarezza le stanche membra degli astanti. Come già scritto negli scorsi giorni, la ricerca vana di un supporto (su uno scivolo, poi!) è esercizio stucchevole e privo di senso. Il quadro è questo, il supporto (probabilmente quello vero) è lì ad un tiro di schioppo (sui 27mila punti), ma perché dovremmo credere alla linea della fortuna?… Mm… meglio guardare agli indicatori: oggi è martedì e chi ci conosce sa che non siamo soliti esprimere alcun giudizio preciso durante la prima parte di settimana. Vediamo un po’ quel che accade questa sera oltre oceano (nulla di cui gioire, tranquillizzatevi…) e domani in casa nostra. Poi diremo qualcosa di più… sempre che ci sia rimasta ancor qualche parola da poter spendere (eheheh).
Lunedi 14/1
Gli americani non hanno certo chiuso sopra 1435 punti, ma non si sono ancor allontanati dalla stessa a tal punto da farci dire che l’evento atteso è molto improbabile. Di più: sembrerebbero, persino, voler costruir qualcosa di più importante di un semplice recupero di breve. Non illudetevi, però: un tentativo non è nulla sui mercati finanziari sin quando non si concreta. Ed anche quando questi si fosse concretato, si dovrebbero comunque attendere tutte le conferme del caso. Detto altrimenti: non stiamo certamente meglio di prima, ma visto il quadro in corso si può dire che non stiamo neanche peggio. E noi continuiamo a guardare il tempo: se il tempo scorre e nulla accade potrebbe essere un… buon presagio. Ciò non toglie che l’illusione e la speranza non servono: servono i fatti e se i fatti sono quelli che mostra il nostro mercato c’è ben poco di che essere allegri. Il recupero è stato sin qui meno che nulla! E’ interessante la circostanza che Piazza Affari abbia provato a trovare il proprio supporto su uno scivolo: fossimo bravi equilibristi potremmo quasi crederci, ma non lo siamo e fin quando ci manterremo vicini alla linea del dramma non lo crederemo mai. In realtà, quel che noi stiamo facendo non parrebbe granché diverso da quel che provano a far negli Stati Uniti. Con la differenza che loro sono abituati agli esercizi sul trapezio volante. Magari a loro riesce quel che a noi non sarebbe consentito. Chissà?… Vedremo nei prossimi giorni. Stasera?… Mm… Alle 18.20 oltre oceano girano attorno ai 1408p: troppo lontani per farlo oggi. E poi certe cose, se sono destinate a fallire, si fanno di martedì… Domani usciranno le prime trimestrali delle principali banche americane: salvo smentite delle attese (dei più), non parrebbe proprio che possano esser tali da farci gioire.
Venerdi 11/1
Il mercato italiano non capisce, ma s’adegua all’incertezza della fase in corso. Tutti guardano all’America per capire cosa questa faccia, mentre l’America gioca con se stessa e con l’ottovolante per non far più capir nulla a nessuno: “Guarda: sale!”… “No!… no!… scende!”. Personalmente non ho mai sopportato le montagne russe e sognato sempre di passare una giornata (meglio se in primavera), seduto su una sedia, sulla punta di Maria di Leuca: vento e mare. Meglio: un vento e ben due mari. Però mi tocca e guardo quel che fa lo S&P500 come solitamente si guarda un gatto che gioca con un topo, anche se ancor non ho capito bene né chi sia il gatto né chi sia il topo. In questi casi mi rifugio sempre nel tempo: “le cose debbono sempre accader per tempo”. Se non accade nulla e quel che ci si attendeva era, invece, il peggio potrebbe anche essere un buon presagio. Peccato che, nel caso, il tempo è ancor lungo. La barra verde di brevissimo a pag.5, comparsa per la prima volta nell’anno in corso, lascia sperare (è giusto dir così?…) in un momento di tregua, ma da qui a pensar ben altro il passo è lungo e non ci crediamo per nulla. Salvo che, stasera, gli americani non decidano di fermar la giostra oltre la linea indicata dalla freccia rossa a pag.3: non sarebbe nulla d’eccezionale, intendiamoci, ma alla tregua potremmo cominciare a crederci anche noi. E soprattutto gli altri: perché noi, in fondo, contiamo come il due di picche.
Giovedi 10/1
Quel che avevamo tracciato ancor ieri non era un supporto serio e la seduta odierna l’ha dimostrato. Quello tracciato oggi parrebbe esserlo un po’ di più, giacché parte da lontano, ma l’esercizio di ricerca di un supporto in un mercato al ribasso è esercizio sterile che non serve a nulla: rotto un supporto, infatti, se ne troverebbe subito dopo un altro, ma a che pro?… A nulla. Ben più importante, allora, sarebbe rompere una resistenza e con quella la dinamica di massimi decrescenti che sta caratterizzando il nostro mercato dallo scorso maggio. Bello eh?… facile a dirsi!… Per farlo davvero, infatti, bisognerebbe riportarsi oltre i 30500p circa. Chi ci scommetterebbe sopra un ghello?… Noi no di certo. Almeno per ora. Anche perché il grafico dello S&P500 non aiuta sicuramente a trovar fiducia: rotto il supporto s’è provato a recuperarlo (un classico che i tecnici chiamano “pull-back”), ma il problema non è recuperarlo quanto tenerlo. “Ah, …tenerlo!”. Qui, però, l’operazione di ricucitura dello strappo potrebbe rivelarsi più facile. Quanto meno in termini di punti da recuperare per imprimere una qualche svolta allo scenario in corso: un primo recupero d’area 1415p, infatti, porterebbe qualche dubbio su quel che sta accadendo giacché si violerebbe, al rialzo, la trend line ribassista di breve che ha caratterizzato gli ultimi giorni. In questo momento (sono le 18.24) parla il governatore della Banca Centrale Americana e l’indice quota ben 1420p (vedete cos’accade col dubbio!), ma se stasera si chiuderà ben sotto a questi ultimi livelli preparatevi all’apertura del cielo. Visto quant’accaduto nelle scorse sedute noi non scommetteremmo su nulla: guardiamo e speriamo… (mi par d’essere al capezzale di un malato terminale… tra un po’ mi resteranno solo le frasi di circostanza?… povero me: a cosa son ridotto!)
Mercoledi’ 9/1
Proprio come immaginavamo: sceso loS&P500 sotto i 1400p, anche il nostro mercato ha smesso i panni del nulla e s’è adeguato alla situazione generale. Non potrebbe esser altrimenti: non vi sono temi da seguire e non è certo con le D.Mail o le Poligrafiche S.Faustino del caso che si fanno i mercati! Se anche FIAT crolla, nel volgere di qualche giorno, è solo perché “così si vuolse colà dove si puote”. Non è che, però, possiamo abbaiare alla luna: i mercati sono anche questo e le regole del gioco, giuste o sbagliate che siano, non possiamo cambiarle. Ora che accade?… mah?!… molto probabilmente (viste le condizioni di forte ipervenduto che vi sono su molti titoli) qualcosa si dovrebbe recuperare. Non illudetevi, tuttavia: si tratterà come sempre, in questi casi, del classico rimbalzo del gatto morto. Come dir che la corda al collo non la merita mai nessuno e che alla gente è bene, ogni tanto, lasciarla pure respirare. Respirare?… mm… meglio: agonizzare! Più cinico, certamente, ma almeno più sincero (PS _ E’ del tutto evidente che ci sarebbe ben altro da dire, ma questo “ben altro”, come chi ci conosce sa benissimo, non lo diremo prima del prossimo fine settimana: abbiamo sempre fatto così e continueremo a farlo).
Martedi’ 8/1
Giacché il grafico propostovi in pagina precedente è su base settimanale, del nulla accaduto oggi non v’è evidentemente nessuna traccia. Non ci siamo sbagliati, insomma: il grafico è aggiornato. Così come aggiornato, alla seduta di ieri per ovvi motivi, è il grafico dello S&P500 che trovate a pag.3. Come vedete, sin qui il supporto ha tenuto. Non solo, nelle prime battute odierne gli americani sono andati ad accarezzare la loro resistenza di breve in area 1435p (è quel livello, invero banale ad individuarsi, che avevamo già evidenziato negli scorsi giorni con una freccia rossa). Tutto bene, allora?… Per nulla! Sono da poco passate le 18.00 e la volatilità parrebbe proprio farla da padrona, perché dal massimo prima indicato siamo piombati, in poco più di un’ora, sin quasi al supporto a 1405p. Poi nuovo rimbalzino et voilà… sulla parità. Far previsioni su quel che sta accadendo oggi non ha alcun senso. Ne hanno molto di più le previsioni fatte su tempi un po’ più lunghi, ma quelle le abbiamo già fatte ieri e v’invitiamo a rileggerle: non si sa mai, infatti…
Lunedi’ 7/1
Che la prima settimana dell’anno sia, solitamente, un buon indicatore tendenziale è assolutamente vero (noi per primi assumiamo la prima settimana d’ogni trimestre come buon dato tendenziale dello stesso!), che tale indicatore sia ottimo, però, non è per nulla vero: l’anno scorso, ad esempio, non lo fu. Detto altrimenti: quant’accaduto nei giorni precedenti conta (eccome se conta!), ma non può far da stella polare a quel che ancora deve accadere. E su quel che ancora deve accadere al nostro mercato (ma, in fondo, su tutti i mercati…), crediamo proprio che possa influire ben più quel che potrà avvenire a New York ed in particolare sullo S&P500 (perché NASDAQ e DOW JONES, in questa fase, contano pochissimo). Il grafico di casa nostra non dice nulla. Quel che abbiamo tracciato è un cuneo che punta al ribasso e che, proprio per questo dovrebbe aver valenza rialzista, ma il suo vertice non si chiuderà prima della fine di marzo, come dire: è ancor lunga! E’ anche vero, però, che il suo lato inferiore piega solo leggermente all’ingiù e dunque, fosse un supporto degno di questo nome, non dovrebbe consentire particolari cataclismi (come dicevamo nelle pagine iniziali: “L’incrocio dei diversi percorsi non concede più molti mesi alla fase ribassista in corso e, soprattutto, non concede grandissimo spazio alla stessa. Non vogliamo dir che si perderà più tempo che spazio, ma è probabile che il ciclo generazionale, in fase rialzista alle nostre spalle, possa regger l’urto meglio di quanto si potrebbe oggi temere.”). Ma è un supporto degno di questo nome quel che abbiamo appena citato?… No, non lo è! O meglio: lo sarà fin quando i supporti sul mercato americano faranno il loro dovere. Qualora questi ultimi dovessero mollare, beh… amen! In questo momento (sono da poco passate le 18.00), i supporti in America reggono (c’è solo un po’ di volatilità che fa parte del gioco…), ma la settimana è lunga e i pericoli sono sempre dietro l’angolo. Un angolo cui non dovremmo arrivare prima di mercoledì. Poi?… poi?… ah! Saperlo. Noi siamo piuttosto scettici e ci apprestiamo al peggio: d’altra parte gli stop son lì apposta per essere usati quando scattano. Quando scattano, però: non prima!
Venerdi 4/1
A veder così le cose, si potrebbe anche dir che quel minimo del 20 dicembre possa essere un supporto. E’ ancor presto, però, per trarre questo genere di conclusioni. Speriamo che lo sia: ecco tutto (tanto, sperar non costa nulla e poi… sarà sempre meglio morir nella di-sperazione che non nel tedio di queste ultime sedute, giusto?).Bene: prepariamoci, come quel tale che visse sperando, a morir da… di-sperati. D’altra parte, piuttosto che viver nel tedio del nulla e del finto “incerto”, meglio una bella spazzolata e… giù dal balcone tutto quel che rappresenta l’anno vecchio. Anno nuovo: vita nuova! Vita nuova?… Oddio: a noi parrebbe proprio uguale a quella già vissuta negli ultimi mesi dello scorso anno! La sola differenza è che, ormai, neanche più il 20 dicembre regge al peso della paura degli investitori istituzionali (o alla loro necessità di far cassa per pagare i debiti, il che però non fa gran differenza). Trovare motivi di conforto sarebbe esercizio sterile e non sarebbe neanche onesto: sono due settimane, infatti, che non manifestiamo alcun ottimismo (chi è or ora tornato dalle vacanze ne troverà conferma in tutto quel che abbiamo scritto negli scorsi giorni!). Da qui, però, s’apre davvero una nuova partita che non riguarda tanto l’Italia quanto il mondo finanziario nel suo insieme. Di solito la prima settimana dell’anno è considerata come indicativa per l’intero primo semestre. Mah?… L’anno scorso il mercato chiuse la prima settimana sui minimi della stessa, ma non ricordiamo un primo semestre lacrime e sangue. Mah?… ne riparleremo lunedì prossimo.
Giovedi’ 03/01
Il 22 dicembre era un sabato e Piazza Affari, come tutte le borse del mondo (tranne quella della Corea), era chiusa. Ma il 20 dicembre era un giovedì e proprio giovedì 20 il nostro mercato ha segnato un minimo a 28853p (che rappresenta anche il minimo dello scorso mese). Oggi il mercato ha, prima, segnato un minimo a 28872 punti e, poi, ha preso a recuperare un po’ di terreno. A veder così le cose, si potrebbe anche dir che quel minimo del 20 dicembre possa essere un supporto. E’ ancor presto, però, per trarre questo genere di conclusioni. Speriamo che lo sia: ecco tutto (tanto, sperar non costa nulla e poi… sarà sempre meglio morir nella di-sperazione che non nel tedio di queste ultime sedute, giusto?).
Mercoledi’ 02/01
A riprova che le previsioni più facili sono sempre le più facili ad essere… smentite, il mercato ha fatto oggi proprio il contrario di quel che noi ci saremmo attesi: non solo non ha chiuso il gap sopra le nostre teste e questa, credeteci, è la vera nota lieta dell’intera seduta, ma ha finito per perdere tutto quel che, seppur in modo fittizio, aveva guadagnato nelle tre precedenti. Fine della puntata?… Certo, ma non della storia che, al momento, non promette nulla di buono e che molto probabilmente non tradirà la promessa. Il 22 dicembre, insomma, non parrebbe una data decisiva per il nostro mercato, ma non è detto che questo debba esser necessariamente un male. D’altra parte, l’avevamo già annunciato negli scorsi giorni (era il 21 dicembre): “Nel frattempo, nel mondo stanno tutti meglio di noi (sia per la seduta odierna, sia per quel che nel loro insieme stanno facendo): possibile che il siderografo di Bradley possa funzionar solo per loro e non per noi?… Mm… non lo crediamo. Diciamo piuttosto che noi siamo un po’ fuori… fase: ci siamo disallineati dal siderografo a maggio (mentre gli altri hanno segnato massimi di lustro in ottobre, proprio quando il siderografo ha preso a piegare all’ingiù) e da lì è partita una correzione che sa tanto d’inversione (ma, per noi, il mercato italiano non ha tendenza da quasi due anni ed abbiamo sempre pensato che potesse essere così nel biennio 2006-7). Se rimaniamo disallineati anche nei prossimi giorni non è detto, però, che sia un cattivo presagio, anzi…” Avremo occasione di riparlarne. Con calma.
Venerdi’ 28/12
L’anno si chiude con un colpo di reni, di quelli solitamente forniti dai portieri cinquantenni, sui campi di periferia, per mostrar che in fondo, anche loro, un tempo, hanno vissuto un periodo di vana gloria. Le vecchiette si lustreranno gli occhi, ma chi di calcio capisce pensa subito ai pavoni e alle loro inutili penne in un calcio ormai da maschietti. Detto altrimenti: tutta aria fritta! Non che la cosa ci stupisca (saremmo rimasti sorpresi, piuttosto, del contrario), ma non ci fa certo piacere. E’ andata come si pensava potesse andare (due sedute di puro nulla), ma sperar che andasse meglio non era certo commettere peccato. In prospettiva, tuttavia, si può trovare qualche motivo di timido conforto: il gap sarà certamente chiuso mercoledì (quando il nostro mercato riaprirà i battenti: lunedì, infatti, si riposa…) e questo ci spinge a dire che, almeno per qualche altra battuta, il mercato è destinato a salire ulteriormente. C’è poi da aggiungere che il MACD parrebbe proprio volerci riprovare a testar la linea dello zero (dalla quale, solo quindici giorni fa, era stato respinto). Che questo, però, possa accader molto presto, mm… noi non lo crediamo affatto. Che altro?… Ah, sì: alla prossima e buon anno (sincero).
Venerdi’ 21/12
Fine dei giochi. Di qui alla fine dell’anno potrebbe accader di tutto, ma la sua rilevanza potrebbe anche essere uguale a zero: i volumi, infatti, saranno quelli che ci si può già immaginare. Detto altrimenti: mentre il mondo recupera tono, noi rimaniamo emaciati come piccioni soli, e nell’angolo, in una giornata d’inverno. Volontà di cambiar tendenza, per ora, non se ne vede e le cartucce non le spara quasi nessuno. Oddio, c’è stato un momento in mattinata che pareva dovesse accader qualcosa, ma i pompieri sono subito intervenuti a spegnere l’incendio (la cui forza lasciamo tutta alla vostra immaginazione). La sola considerazione che, alla luce di quel che vediamo oggi, si possa fare è che il mercato non ha comunque ancor trovato il proprio minimo da cui ripartire. Sob: siamo stati i primi ad abbandonare i massimi dell’anno e probabilmente saremo gli ultimi ad abbandonarne i minimi. E poi di quale anno, visto che il nuovo è già alle porte?… Consoliamoci: magari, come in paradiso, potremo un giorno dirci… beati. Nel frattempo, però, nel mondo stanno tutti meglio di noi (sia per la seduta odierna, sia per quel che nel loro insieme stanno facendo): possibile che il siderografo di Bradley possa funzionar solo per loro e non per noi?… Mm… non lo crediamo. Diciamo piuttosto che noi siamo un po’ fuori… fase: ci siamo disallineati dal siderografo a maggio (mentre gli altri hanno segnato massimi di lustro in ottobre, proprio quando il siderografo ha preso a piegare all’ingiù) e da lì è partita una correzione che sa tanto d’inversione (ma, per noi, il mercato italiano non ha tendenza da quasi due anni ed abbiamo sempre pensato che potesse essere così nel biennio 2006-7). Se rimaniamo disallineati anche nei prossimi giorni non è detto, però, che sia un cattivo presagio, anzi… Ma ci ritorneremo sopra.
Giovedi 20/12
Potremmo tranquillamente ripetere tutto quel che s’è scritto ieri: le giornate, infatti, si succedono l’una all’altra senza soluzione di continuità. Quell’odierna, ad esempio, è una fotocopia delle tre precedenti: il mercato sale (o, comunque, se ne resta appeso alle lampadine…) fino ad una certa ora, poi qualcuno decide che è giunto il momento di scendere e gli ultimi “scoppiati”, che ancor restano sul mercato sin a quell’ora, non capiscono, ma s’adeguano. Come tendenza, d’altra parte, vuole. Il risultato finale è che ci avviciniamo al minimo di novembre senza particolari tremori (ma arriveranno anche quelli, domani?…) e soprattutto senza particolari temi. In una parola: inerzia. In queste situazioni cambiar tendenza è banalissimo (basta davvero poco perché gli “scoppiati”, poi, sono proprio loro a far il resto…), ma se manca la volontà, anche aver le cartucce non serve. E’ vero ci sono molti titoli sui minimi degli ultimi anni, ma perché comprarli oggi quando l’anno, ormai, volge al termine?… Anno nuovo, vita nuova, giusto?… Salvo che qualcuno non si ricordi prima di quanto indicato dal siderografo di Bradley. E allora… e allora aspettiamo di vedere quel che accade prima di dir cose che non sarebbe ancor giusto dire.
Mercoledi 19/12
“Un supporto che piega all’ingiù non è mai un gran supporto: la media del MACD accompagna verso il basso l’indicatore e questo non è certo un buon segno.” E’ ancor questo il dato più sconfortante del momento. Il resto, infatti, parrebbe più che altro aria fritta: nel senso che, come nel nostro motore Montecarlo, la tendenza si mantiene nel tempo non tanto per intima convinzione di chi opera, quanto per l’inerzia del momento. Il mercato scende?… Allora si vende perché il mercato scende. Il mercato sale?… Allora si compera perché il mercato sale. In realtà, tanto chi vende quanto chi compra non ha alcun’idea di dove realmente stia andando il mercato e, d’altra parte, neanche gli interessa: l’importante, infatti, è esser sulla giusta tendenza, qualsiasi questa possa essere. In una situazione simile è solo il tempo che può far, allora, la differenza. Se guardate a pag.8 scoprirete da voi che le barre rosse consecutive di brevissimo sono ormai sei: non è ancor un numero altissimo, ma ci siamo molto vicini (sopra alle otto barre, infatti, il numero comincia veramente ad essere altissimo!). E come nelle guerre di trincea, può esser molto pericoloso avventurarsi nel campo avverso: s’è molto più esposti, infatti, al fuoco nemico. Il problema, però, è capir se dall’altra parte sono ancora rimaste cartucce da sparare. Lo sapremo molto presto.
Martedi 18/12
Un supporto che piega all’ingiù non è mai un gran supporto: la media del MACD accompagna verso il basso l’indicatore e questo non è certo un buon segno. Sob! Un altro cattivo segno è sicuramente da leggersi nel fatto che, sino alle 16.30, s’era costruita una figura rialzista e che, della stessa, ora non c’è più nulla: la candela scura della seduta di ieri, infatti, era stata interamente “divorata” dalla candela bianca odierna, ma di quest’ultima, ora, è rimasto solo lo scheletro. Non era giornata, insomma (vediamola così). E giacché non è certamente andata bene, consoliamoci pensando che sarebbe potuta andar anche peggio. Consoliamoci, sì… peccato però che, per l’analisi tecnica, 1-1 non è uguale a zero, ma a… -2: un segnale molto positivo (qual era quel che si vedeva sino alle 16.30) negato, inverte una tendenza… non l’annulla, purtroppo. Cosa ci aiuta, allora?… Il tempo: le cose debbono accader per tempo e se non accadono perdono di significato. Oggi s’è guadagnato un giorno verso il 22 dicembre e non s’è perso nulla in termini di prezzo: è poca cosa, certo, ma noi s’era sempre detto che sino a tutt’oggi il mercato non ci avrebbe dato grandi soddisfazioni. Domani, come nelle canzoni della Vanoni, è un altro giorno: si vedrà (non è di certo un commento tecnico, però aiuta a non prendersi troppo sul serio).
Lunedi’ 17/12
Stiamo per entrare in una settimana decisiva, sia per quel che s’è detto fin qui, a proposito del mese di dicembre (la cui ultima settimana non potrà certo dirsi particolarmente operativa), sia perché il siderografo di Bradley, come più volte ripetuto, ci segnala l’assoluto rilievo del 22 dicembre come possibile punto di svolta dei mercati. Ricordando quant’accaduto a cavallo del 17 ottobre (a pag.4 potrete verificar, da voi, come fu proprio in quei giorni che il MSCI World andò a segnare i propri massimi storici!), l’ultima data indicata dal siderografo, diventa inevitabile attendersi qualcosa d’importante.
Che si possa tornare a salire è quel che si potrebbe facilmente dedurre guardando il siderografo, ma sarà bene ricordare che lo stesso è un indicatore propriamente temporale e che, proprio per questo, non presenta alcuna polarità (quel che è un massimo, insomma potrebbe rivelarsi un minimo e viceversa). Vedremo, insomma, quel che accadrà nei prossimi giorni. Anche perché non manca ormai molto per saperlo. Ovviamente, noi continueremo ad avanzar le nostre ipotesi sulla base di quel che vedremo. Siderografo o non siderografo.
Venerdi’ 14/12/07
La prima è una cattiva notizia: il testa e spalle rialzista che aveva spinto verso l’alto le nostre speranze non c’è più. Inutile piangerci sopra: non c’è e basta. Su… su… non frignate: morto un testa e spalle rialzista se ne farà un altro. Non certo ora, ma vedrete che, un bel giorno, se ne farà uno vero. Ad ogni buon conto, oggi restiamo sotto la linea del collo e neghiamo la figura sperata. La seconda è una buona notizia: la linea del collo, a 29800p, che avrebbe dovuto far da supporto (era già stato rotta ieri, ma s’attende sempre un giorno per darne conferma…), adesso dovrebbe diventar resistenza. La buona notizia è che è molto più vicina agli attuali valori di quanto sia la resistenza indicata ieri a 30500p. Purtroppo, però, ora seguono solo cattive notizie: la trend line rialzista di breve, sulla quale ci siamo appoggiati oggi, potrebbe anche esser buona per tentare un recupero nei prossimi giorni, ma l’oscillatore MACD, toppando sulla linea dello zero, non promette quasi nulla di tutto ciò. Detto altrimenti, potremmo anche assistere, nei prossimi giorni, al più classico dei rimbalzi da gatto morto. Il mercato potrebbe provare a salire (ma potrebbe esser già stato quello odierno… il rimbalzo) e poi nuovamente piegare all’ingiù con gli obiettivi che s’era indicato giusto ieri: tra i 29350 ed i 28500 punti. Ovviamente ci sarebbe anche un’ipotesi peggiore che potrebbe esser avanzata (con minimi decisamente inferiori a quelli appena indicati), ma la stessa non trova ancor alcun riscontro. Si potrebbero pure avanzare ipotesi rialziste, forse per voi più suggestive, ma fin quando non avremo una chiusura oltre i 29800p, riteniamo del tutto inutile illuder le persone. Poi… poi c’è il tempo. Proprio quel tempo che ci segnala come, entro mercoledì prossimo, le cose potrebbero mettersi a posto. Già, ma c’è ancor tempo per parlarne e noi lo faremo solo lunedì.
Giovedi 13/12/07
“Col massimo odierno s’è recuperato l’esatto 50% di quel che s’era perso nei mesi d’ottobre e novembre. Si tratta di un livello normalmente critico che fa da spartiacque tra il bene ed il male: un recupero del 50% di quel che s’è perso prima è quasi sempre dato per scontato dagli analisti tecnici (se si recupera solo il 38.2% vuol dir che le cose son proprio messe male), meno scontato, invece, è quel che potrebbe accader dopo. Di solito sul 50% si toppa per qualche tempo, poi, se si superasse anche tale soglia (cosa che noi siamo portati a credere perché il gap, apertosi un po’ più in alto, non dovrebbe rimaner tale ancor a lungo), si correrebbe quasi dritti sino al 61.8% (30700p per intenderci). Se, invece, non si riuscisse ad andar oltre, ci si riappoggerebbe sui 38.2% e si riproverebbe una seconda volta l’impresa. E se non si tiene il 38.2%?… semplice: si cede di schianto, o quasi, con un probabile nuovo minimo inferiore al precedente (a quest’ultima possibilità, tuttavia, concediamo oggi probabilità scarsissime).” (10-12-07)Ovviamente, noi si credeva (o meglio: si sperava…) in un mercato meno cattivo, ma così non è stato ed ancor una volta l’analisi propostavi lunedì scorso ha finito con l’aver ragione: rotto al ribasso il livello 38.2% s’è ceduto di schianto e la probabilità di segnare un minimo inferiore al precedente (quello sul livello 23.6%), che lunedì era stata proprio da noi indicata come scarsissima, s’è fatta di colpo… enorme. Come dire, insomma, che dobbiamo prepararci ad una possibile figura di doppio minimo (con il secondo compreso tra i 29350p ed i 28500p): avremmo preferito perder più tempo che denaro, ma tant’è… Oggi il mercato fa quel che l’analisi tecnica dice e, dunque, dobbiamo adeguarci. E cosa dice l’analisi tecnica? Semplice: che fin quando rimarremo sotto i 30500p non c’è molto da sperare. Fortunatamente, però, non dice che la cosa è impossibile. Vedremo domani, ma ancor più martedì prossimo.
Mercoledi 12/12/07
“Quel che è ancor difficile capire è quale possa essere il prossimo percorso. Diamo sempre per scontatissima la circostanza che noi si possa raggiunger area 30500p (copertura del gap) in tempi molto rapidi, ma quel ciclo di brevissimo che, a propria volta, lampeggia tra il verde, il rosso ed il giallo ci lascia facilmente pensare che il percorso al rialzo non sia ancor particolarmente lineare e continuo (come dir, insomma, che tra qualche giorno potremmo anche ritrovarci sotto i 30000p, seppur di poco, ma con la paura che al “poco” possa poi seguire “ben altro…”).” (10-12-07)
Oggi s’è fatto tutto o quasi: prima s’è scesi poco sotto i 30mila punti (con un minimo a 29796p: ritorno sulla “linea del collo” del testa e spalle rialzista, nonché 38.2% della discesa d’ottobre e novembre), quindi s’è volati a coprire il gap (apertosi lo scorso novembre) con un massimo a 30403 punti. Il risultato finale è splendido: +0.03%. Detto altrimenti: il nulla. Non dobbiamo però dolercene perché il mercato sta facendo giusto quel che doveva fare: perdere più tempo che denaro. Non vi sono, infatti, in questa fase, le condizioni per far di più, mentre ve ne sarebbero molte per far peggio. Una volta raggiunto il 50% della caduta iniziatasi in ottobre lo scenario più probabile era già stato da noi delineato: “Di solito sul 50% si toppa per qualche tempo, poi, se si superasse anche tale soglia (cosa che noi siamo portati a credere perché il gap, apertosi un po’ più in alto, non dovrebbe rimaner tale ancor a lungo), si correrebbe quasi dritti sino al 61.8% (30700p per intenderci). Se, invece, non si riuscisse ad andar oltre, ci si riappoggerebbe sui 38.2% e si riproverebbe una seconda volta l’impresa.”_ Quel che, insomma, dobbiamo ora attenderci è un secondo tentativo di portarsi in area 30700p. Quello odierno, infatti, può dirsi fallito (ma non poteva essere altrimenti). Tale secondo tentativo deve però disporre dei crismi del successo e questi ultimi non parrebbero proprio appartenere alla settimana in corso. Pertanto: accontentiamoci del poco che abbiamo oggi e guardiamo ai prossimi giorni ancor con qualche apprensione. Sarà solo da mercoledì prossimo, infatti, che lo scenario potrà cambiar radicalmente ed in meglio. Ne deve passare ancor d’acqua sotto il ponte delle nostre barre
Martedi’ 11/12/07
“Insomma: il mercato, secondo noi, dovrebbe or acquietarsi, finendo per muoversi in una fascia orizzontale compresa tra i 30300 ed i 29900p per qualche giorno. O meglio: questa è la nostra speranza, perché all’interno di tale fascia potrebbe costruirsi una figura rialzista in grado di portarci bel oltre gli attuali livelli.” (10-12-07)Pensar che quant’avvenuto oggi possa già darci ragione è assurdo: il mercato s’è impiantato sul 50% del ribasso precedente, come solitamente avviene, ma che da sol questo si possa trarre anche ben altro, beh… ce ne corre proprio. Certo, la dimensione della candela scura odierna è tale da mangiarsi più del 50% della precedente bianca, spingendoci a credere che la correzione al ribasso, attualmente in corso, non s’è ancora conclusa, ma la decisione sui tassi (ore 20.15) da parte della banca centrale americana spinge a diffidare di qualsiasi “troppo facile” conclusione da trarsi a quest’ora. Domani ne sapremo certamente di più e con più elementi in mano potremo dir cose meno avventate. O forse ancor più avventate, chissà?…
Lunedi’ 10/12/2007
Premessa lunga, ma necessaria perché contiene tutti i punti fermi attorno ai quali ruoteranno le nostre future analisi. A tutto ciò, la seduta odierna aggiunge solo un elemento, ancorché importante (quanto meno per tutti coloro che si dilettano d’analisi tecnica…): col massimo odierno s’è recuperato l’esatto 50% di quel che s’era perso nei mesi d’ottobre e novembre (il 50% è, non casualmente, anche quel che è stato evidenziato sul grafico Kagi a pag.6!). Si tratta di un livello normalmente critico che fa da spartiacque tra il bene ed il male: un recupero del 50% di quel che s’è perso prima è quasi sempre dato per scontato dagli analisti tecnici (se si recupera solo il 38.2% vuol dir che le cose son proprio messe male), meno scontato, invece, è quel che potrebbe accader dopo. Di solito sul 50% si toppa per qualche tempo, poi, se si superasse anche tale soglia (cosa che noi siamo portati a credere perché il gap, apertosi un po’ più in alto, non dovrebbe rimaner tale ancor a lungo), si correrebbe quasi dritti sino al 61.8% (30700p per intenderci). Se, invece, non si riuscisse ad andar oltre, ci si riappoggerebbe sui 38.2% e si riproverebbe una seconda volta l’impresa. E se non si tiene il 38.2%?… semplice: si cede di schianto, o quasi, con un probabile nuovo minimo inferiore al precedente (a quest’ultima possibilità, tuttavia, concediamo oggi probabilità scarsissime). Insomma: il mercato, secondo noi, dovrebbe or acquietarsi, finendo per muoversi in una fascia orizzontale compresa tra i 30300 ed i 29900p per qualche giorno. O meglio: questa è la nostra speranza, perché all’interno di tale fascia potrebbe costruirsi una figura rialzista in grado di portarci bel oltre gli attuali livelli. Come sempre, però, s’attendono pronte smentite da parte del mercato (qui, sì, che ci vorrebbe il genietto della lampada!).