- ROMA, 11 MAR – Un record dopo l’altro. La corsa del
petrolio non trova ostacoli e il prezzo dell’oro nero si
appresta a superare un altro livello ritenuto inavvicinabile
solo qualche mese fa. Oggi a New York il greggio si è portato a
meno di un passo dai 110 dollari, issandosi fino a 109,72 prima
di riperdere parzialmente terreno.
L’elemento di maggiore preoccupazione è la rapidità con cui
il prezzo del petrolio sta aggiornando i propri record: dopo
aver superato la barriera dei 100 dollari a gennaio, il barile
si è mantenuto nella fascia dai 102 ai 104 dollari fino alla
settimana scorsa, quando giovedì ha sfondato i 105 dollari
prendendo una strada rialzista che non accenna a fermarsi.
Di pari passo si muove l’euro, che continua a rivedere i
propri massimi storici nei confronti del dollaro. In mattinata
la moneta unica si è portata a un passo da 1,55 dollari,
abbattendo così tutti i record fissati nei giorni scorsi. A
infiammare la divisa unica, che ieri ha tirato il fiato dopo la
corsa della scorsa settimana in seguito alle “preoccupazioni”
espresse dal presidente della Banca Centrale Europea,
Jean-Claude Trichet, hanno contribuito le parole del presidente
della Bundesbank e membro del Consiglio direttivo di
Francoforte, Axel Weber. Secondo il banchiere centrale, con il
petrolio agli attuali livelli non c’é spazio di manovra per un
taglio dei tassi nell’area euro. Al contrario, gli economisti
sono convinti di un nuovo taglio dei tassi aggressivo da parte
della Fed il 18 marzo, che renderà ancora più conveniente
investire in titoli denominati in euro rispetto al dollaro.
La debolezza del dollaro non aiuta certo le quotazioni del
petrolio, i cui effetti, immancabilmente, si ripercuotono anche
sul mercato italiano. Nuovo record quindi per il gasolio, che
supera quota 1,36 euro, arrivando fino a 1,362 euro al litro,
nei distributori Agip, con un balzo di quasi un centesimo e
mezzo rispetto all’ultimo picco di 1,348 raggiunto sabato
scorso, 8 marzo. Ma riflessi negativi si attendono anche sul
fronte delle tariffe: “l’aumento del petrolio ci imporrà delle
riflessioni tariffarie”, ha detto Alessandro Ortis, presidente
dell’Autorità per l’Energia, ricordando come il “nostro
sistema dipende molto dall’importazione di gas e petrolio e se
aumentano i prezzi internazionali, aumenta il costo di
produzione e questo ha un impatto sulle bollette. Sulla bolletta
elettrica, il costo di produzione – ha spiegato – vale il 60%,
di cui un 45% è legato ai combustibili”.
(ANSA).