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Analisi dei mercati: il parere di Carmignac

Pubblicato da leotz su 28 Gennaio 2008

La recessione statunitense che si profila è una nuova importante componente che va ad integrare uno scenario finora incentrato su un rallentamento piuttosto che su un declino dell’attività oltre-Atlantico. Eppure, tale recessione anticipata non segna la fine della prospettiva di un riequilibrio della crescita mondiale.

Il dinamismo delle economie emergenti dovrebbe infatti consolidarsi, beneficiando soprattutto della buona tenuta della loro domanda interna. La fiducia di Carmignac Gestion è più che mai riposta nella crescita delle già notevoli riserve di cambio di cui dispongono queste regioni, su cui potranno contare per sostenere il consumo interno.

Ma riequilibrio non significa sganciamento. Di fatto, l’economia mondiale non sarà completamente immune alla flessione di regime degli Stati Uniti a favore della quale giocano non pochi fattori:

debolezza prevista dell’attività industriale, le cui statistiche recenti (ISM, produzione industriale, ecc) si sono già fatte sentire indebolimento del mercato del lavoro (tasso di disoccupazione salito al 5%) affanno nei consumi delle famiglie (vendite al dettaglio -0,4% a dicembre) prezzo degli immobili in continua discesa sistema bancario indebolito

Tali evoluzioni potrebbero intaccare lievemente il ritmo di crescita delle economie emergenti, senza comunque rimettere in causa il dinamismo della loro espansione.

D’altronde la zona euro è caratterizzata, situazioni contrastanti a parte, da una fragilità generalizzata della sua domanda di consumo. Questa regione risente inoltre del vigore della moneta unica il cui rapido apprezzamento nel 2007 ha penalizzato gli esportatori.

Un simile rallentamento mondiale dovrebbe tradursi in un calo dell’inflazione, praticamente in volata sotto l’effetto dei prezzi dell’energia. Un migliore orientamento dei costi unitari del lavoro dovrebbe altresì contribuire al reflusso delle tensioni inflazionistiche.

In un simile contesto, le banche centrali europea e statunitense dovrebbero rispondere con un marcato allentamento della loro politica monetaria.

Negli Stati Uniti, si prevede che la Fed continuerà a tagliare i tassi di riferimento in maniera aggressiva, in quanto i mandati di stabilità dei prezzi e di mantenimento della crescita non sono più in conflitto visti gli effetti disinflazionistici del netto rallentamento dell’attività.

Di fronte a una tale mossa prevedibile dei tassi statunitensi, la Banca centrale europea finirà col seguirne il passo.

“Speriamo che la pressione al ribasso sull’attività europea, riaccesa da nuove pressioni sull’apprezzamento dell’euro, si faccia valere durante le prossime settimane sui dogmatismi del discorso di Trichet, suscitando così un’opportunità di investimento molto interessante sui mercati obbligazionari europei”, afferma Edouard Carmignac, Presidente di Carmignac Gestion.

Strategia di investimento

La societa’ di investimento tende a privilegiare, in uno scenario come quello descritto, investimenti sui mercati obbligazionari (soprattutto europei). A contr’altare a questa indicazione verra’ ridotta la componente azionaria a meno del 40%.

Sul fronte obbligazionario, sara’ aumentata la duration delle obbligazioni europee. La preferenza andra’ alle obbligazioni europee a discapito di quelle USA ed Inglesi.

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